Editoriale
MARMOLÉDA N. 1 Febbraio 2008 (35)
Marmoléda,
il nostro piccolo ma prezioso giornale, compie 10 anni! Aveva una luce
particolare negli occhi Sergio l’altra sera, a Direttivo ormai concluso, nel
ricordarci il particolare genetliaco.
Un
giornale, soprattutto se di ridotte dimensioni e di scarse risorse economiche
(ché la buona volontà e l’ostinazione dei suoi curatori mai ha perso di
ritmo e convinzione) è un po’ l’anima del gruppo sociale che vi si esprime,
che suo tramite apre una comunicazione permanente con la comunità circostante,
e alla fine vi si consegna per riaverne un carattere ed un’identità culturale
definita e riconoscibile. Non che siano mancati i momenti difficili, del tutto
ovvio e naturale, ma il filo sottile di una buona e giusta intuizione, dei tanti
argomenti trattati ed offerti all’attenzione degli appassionati del canto
corale, della fitta rete di rapporti umani costituita attorno al giornale e al
Coro Marmolada, non si è spezzato, ed attualmente, con l’avvio nella nostra
nuova sede di speranzosi progetti musicali e culturali, più di prima si va
qualificando, pur in quei limiti, come strumento dignitoso del dialogo del
‘Marmolada’ con la città di Venezia ed il mondo corale tutto.
Grazie
a tutti coloro che vi hanno collaborato quindi, in primis agli amici Sergio
Piovesan, che ne fu promotore convinto e tuttora ne coordina organizzazione e
periodicità e Teddi Stafuzza, Direttore responsabile.
In
questo numero i nostri affezionati lettori troveranno, con le abituali notizie
sull’attività del Coro, i primi echi, molto interessanti e premonitori di
succulenti approfondimenti, dell’incontro tenutosi con il Maestro Paolo Bon,
in particolare due frasi in chiusura dell’articolo dell’ottimo Enrico Pagnin,
‘Cosa darà loro (agli stranieri immigrati) la nostra società (nel caso,
proposto da Paolo Bon, di scambi culturali e musicali tra noi e loro per far
rivivere una dimensione di interesse reale per linguaggi e tradizioni musicali
dei migranti che arrivano a noi peregrinando sul mare su cui Venezia poggia), e
‘loro (nel trasmettere a noi la cultura
d’origine)
troveranno interlocutori in grado di riceverla?, aprono una possibilità
di ricerca, ma anche di riflessione su tanta parte della complessità che
avvolge il mondo nostro, stimolanti davvero.
Poi
il solito utile approfondimento di Piovesan su uno fra i canti di guerra che ci
impegnano attualmente per prossime importanti uscite collegate a manifestazioni
culturali del ‘mondo degli Alpini’, ed un trittico montano simpatico e
spumeggiante, una cavalcata ‘a tre selle’ della famiglia Pomarici sulle
montagne di tanti nostri sogni ‘alpinistici’, realizzata con una cascata
ragionata e fantasiosa di denominazioni e delle corrispondenti risonanze cercate
e ritrovate in una fantasmagoria di canzoni e frammenti sciorinati senza
economia e con una ‘compartecipazione’ familiare vivace ed ironica...
Tutto
da leggere, insomma...e tutto d’un fiato. Noi ve lo auguriamo, brindando ai
prossimi successi del nostro giornale.
Sergio Piovesan