Corista o ex?

Antonio Dittura

 Da qualche giorno cerco di scrivere un articolo per “Marmolèda”, come avevo promesso all’amico Sergio.

Ma dopo poche righe smetto di scrivere, perché mi rendo conto che qualcosa non va. Al quarto tentativo (questo) credo di capire di che cosa si tratta: il mio subconscio si rifiuta di ricordare che ho rassegnato le dimissioni qualche mese fa.

Non sono più un corista! Infatti non vado più alle prove e non partecipo ad alcun concerto.

Ma nel contempo continuo ad aver contatti con alcuni  amici e  mi tengo aggiornato sul calendario delle attività del Coro.

Non solo! Vado sul sito Internet del Marmolada (che ho messo tra i “Preferiti”) e cerco di imparare le cante che saranno eseguite durante la gita sociale in Val di Resia e a Venzone.

E ancora mi prende il nervoso a ricordare che qualche corista sbaglia la pronuncia francese in “Le paradis du grimpeur”, o entra fuori tempo in “Gran Dio deme ‘na barca”.

Questa crisi di astinenza  mi tormenta soprattutto il lunedì e il giovedì, quando mi rassegno a guardare gli stupidi programmi della TV, invece di recarmi (ultimamente con fatica) a fare le prove ed a partecipare a quei momenti di allegria,  “co un goto in man”, “contandose l’ultima”.

E mi sento anche peggio, quando rivivo gli spensierati  “spuntini” dopo i concerti, specialmente se il pubblico ci aveva gratificato di calorosi applausi.

Eppure mi ero costretto ad accettare la situazione stilando l’elenco del materiale da restituire al coro: camicia, cravatta, giubbino ... maglietta bianca ... gialla ... celeste ...

Il Lupo ha voluto portarsele con sé e per salutarlo abbiamo cantato “con l’arpa della luna”.

Ora i bassi sono rimasti in pochi.

Mi permetto di dire ai rimasti: -Non mollate ... altrimenti vi ridurrete a cantare “davanti al specio, co ve fé la barba”-.

home