Rassegne corali: occasioni negative e positive

di Sergio Piovesan

 

In tanti anni d’attività nel “Marmolada” (quest’anno sono 40), ho partecipato ad innumerevoli rassegne corali, a volte “importanti” -e questo per i cori che vi partecipavano- altre volte veramente non soddisfacenti per diversi motivi.  Partecipare ad una rassegna voleva dire, per un coro, soprattutto fare esperienza nel confronto.

Se molti anni fa le rassegne erano organizzate soprattutto per far conoscere al pubblico di una determinata città, o paese, altri modi di cantare ed interpretare il cosiddetto “canto di montagna”, magari invitando qualche complesso prestigioso o all’avanguardia, oggi queste rassegne sono diventate numerosissime e servono, soprattutto, per organizzare possibilità di scambio: il coro organizzatore invita altri cori ed in questo caso avrà la possibilità, a sua volta, di potersi presentare presso altri pubblici essendo contraccambiato nell’invito.

Non tutti i cori, però, organizzano rassegne e per questo motivo difficilmente sono invitati; ecco, quindi, un aspetto negativo, perché gli organizzatori mettono in secondo piano il livello artistico di un coro, prediligendo invece l’opportunità di scambio e l’eventuale gita turistica. Succede, perciò, di ascoltare a queste rassegne anche cori che, forse, farebbero meglio a riunirsi in compagnia e cantare seduti attorno ad un tavolo, magari con un buon bicchiere di vino in mano, senza quindi presentarsi al pubblico. È con questi cori e con questo tipo di manifestazioni che il “canto corale popolare e d’ispirazione popolare” va perdendo appassionati, soprattutto fra i giovani; ed ecco che, allora, si parla di crisi di questo tipo di canto corale.

Cosa ci stanno a fare le commissioni artistiche delle associazioni regionali (per noi del Veneto l’A.S.A.C.) se poi sentiamo suoni che arrivano ad offendere il buon gusto? Non possono essere dati dei consigli ai diversi direttori dei cori, che dovrebbero avere un po’ più d’umiltà?

Ora passiamo ad altro: il numero dei cori partecipanti.

A volte ci siamo trovati ad essere presenti a rassegne nelle quali il numero dei complessi arrivava anche a cinque o sei! Ogni coro doveva presentare quattro o cinque pezzi. Primo segnale negativo: il pubblico deve ascoltare dai venti ai trenta brani! Mettiamo tre minuti per brano, più un minuto per le presentazioni, più altri trenta secondi per applausi e tempi “morti”: arriviamo a quattro minuti e mezzo. Moltiplicatelo per il numero dei brani e vedrete quanto andrà per le lunghe lo spettacolo. E mi sono tenuto stretto nei diversi tempi ed inoltre non ho tenuto conto dei discorsi delle “autorità”! Mettetevi poi nei panni dei coristi che canteranno per ultimi una ... “rottura” estrema!

Ma, può un coro, in questi casi, arrivare ad esprimersi presentando solo quattro o cinque pezzi?

Altro elemento negativo: cantare all’aperto. È impossibile per un coro cantare all’aperto, sempre che non si trovi in un ambiente determinato e caratteristico, non molto ampio e circondato da edifici. Anche ove esistano apparati di amplificazione è difficile che questi siano talmente sofisticati da permettere un dignitoso ascolto delle armonie. Anche noi ci siamo trovati, alcune volte, in luoghi nei pressi di una strada dove passavano tutti i tipi di mezzi motorizzati: è una cosa indegna!  All’aperto, infine, il pubblico quasi sempre in piedi. Ma può stare attento ed ascoltare con piacere per un certo tempo quando non si trova comodamente seduto? Dopo un po’, qualcuno si sposta in fondo e parla, disturbando chi, con sommo sacrificio, è intenzionato ad ascoltare, anche perché sul palco, magari, c’è un coro che canta bene.  Sappiamo che non tutte le comunità locali possiedono un luogo chiuso ed acusticamente valido che non sia la chiesa; ma questo è un altro argomento!  E non parliamo di palestre o palazzetti dello sport: altro orrore!

Allora, con tutte queste difficoltà per allestire una rassegna dignitosa, cosa devono fare i cori organizzatori? Sappiamo che non esiste una ricetta magica e quindi da queste righe non uscirà alcun suggerimento, ma solo un’idea di quella che è, secondo il sottoscritto e molti suoi amici coristi, la rassegna tipo:

·        è essenziale trovarsi in un ambiente acusticamente valido;

·        i cori in rassegna non devono essere più di tre, compreso il coro organizzatore che, per dovere d’ospitalità, lascerà maggiore spazio agli altri due complessi; almeno uno dei due cori invitati deve essere ad un certo livello: è utile per tutti ascoltare un buon coro; il tipo di coralità deve, possibilmente, diversificarsi: non si possono sempre proporre duplicati della S.A.T., nè serve che tutti cantino De Marzi e magari anche male; i presentatori (è giusto che ogni coro abbia il suo) vanno invitati ad essere mediamente concisi ed essenziali: ci sono canti poco conosciuti che necessitano di una spiegazione adeguata, mentre per altri potrebbe, al limite, bastare solo il titolo; andrebbero evitatigli scambi dei “ricordi della serata” in pubblico: meglio sbrigare quest’incombenza successivamente, durante il rinfresco;

·        se possibile, ma questa forse è la cosa più difficile, dovrebbero essere esclusi i discorsi (sono normalmente chiamati “saluti”) delle autorità.

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