Le scelte "repertoriali"
di Lucio
di
Sergio Piovesan
Lucio
Finco debuttò come baritono nel Coro Marmolada nel febbraio del 1952 e, nel
1954, assunse la direzione del complesso corale conducendolo per periodi alterni
a seguito della riduzione di organico.
Ma
nel 1964 ai vecchi coristi rimasti se ne aggiunsero altri, più giovani,
divenendo così una nuova formazione.
Il
primo concerto del "Marmolada",
il 7 dicembre 1949, prevedeva un repertorio nel quale i canti erano, eccetto
due, tutti appartenenti al repertorio del Coro della S.A.T. di Trento, il
complesso vocale che può essere definito il capostipite di tutti i cori
italiani del genere cosiddetto "cori di montagna".
Ma
eseguire solo quei canti poteva significare diventare una copia, senz'altro una
brutta copia, del famoso coro trentino.
E
fu proprio con la ripresa degli anni '60 che Lucio iniziò ad innovare il
repertorio. Se nel '49, come abbiamo visto, era imperante la SAT, il 3 luglio
del 1965, al primo concerto del rinnovato "Marmolada"
i canti armonizzati da Luigi Pigarelli, storico armonizzatore del coro
trentino, erano solo cinque su quattordici. Tutti gli altri erano di diversi
armonizzatori o autori fra i quali spicca Arturo Zardini. C'era anche un canto
recente, "La leggenda della Grigna", vincitore -pochi anni prima- di
un concorso di nuovi canti corali.
Ma
Lucio non si accontentava; pur riconoscendo il grande valore del passato voleva
aprirsi a nuovi orizzonti e l'occasione arrivò proprio alla fine del 1965
quando recepì il canto di un nuovo autore "Signore delle cime"; venne
così a conoscere Bepi De Marzi e
le sue nuove armonie, ma ci furono anche le riscoperte di antiche melodie da
parte di Paolo Bon e dalle innovazioni armoniche di Gianni Malatesta. Si può
ben dire che fu quasi una folgorazione e, da quel momento, il Coro Marmolada
rivoluzionò il proprio repertorio, ma anche il modo di cantare. Negli anni
successivi altri musicisti vennero a contatto con Lucio il quale, sempre
entusiasta, andava spesso a trovarli personalmente per cercare nuovi spartiti,
nuovi brani, e soprattutto per imparare; Lucio, infatti, non era un musicista di
professione e, quindi, poteva avere parecchie carenze, ma non gli mancavano
l'entusiasmo ed il sentimento, ma
neppure l'umiltà. "Bisogna pensare sempre di non essere i migliori
-sosteneva- ed allora è necessario migliorare, studiare, provare e
riprovare". Era il primo critico di sé stesso ed anche i coristi
impararono ad essere più severi nei propri confronti. Anche se in concerto il
suo coro aveva un buon successo, alle prove successive "faceva le
pulci" ai diversi brani.
Nel
frattempo anche all'interno del coro nascevano nuovi canti e questo per merito
di Ugo Pomarici e Massimo de Bernart, allora giovanissimi: "Marmoléda"
e "Mamma mia vienimi incontro" nel 1968, "La
straniera" nel 1971 e, più tardi, "Suna l'ura".
Ma
nuovi numerosi autori, i vari
Gervasi, Bregani, Crestani, Berruti, Paiola, Fantini (già corista degli anni
'50) ed altri tentarono la fantasia musicale di Lucio e, sempre, con
soddisfazione sua, dei coristi e del pubblico.
Lucio
aveva un altro pregio, cioè quello di saper "costruire" i programmi
dei vari concerti; poteva contare su una diversità di autori e, quindi, aveva
la capacità di preparare il repertorio di una serata arrivando a presentare
brani di autori sempre diversi; insomma, erano programmi non monotoni,
piacevoli, perciò, per gli ascoltatori ed apprezzati dai coristi.
Ad
un anno dalla sua scomparsa lo rimpiangiamo anche per queste sue caratteristiche
"musicali", ma non solo. Resta, comunque quello che lui ha costruito,
il "suo" Coro Marmolada, che oggi, con il nuovo direttore Claudio
Favret, nuovo si fa per dire perché
per circa trent'anni è stato il suo vice, continua, sperando in traguardi
sempre migliori, così come Lucio desiderava.