O
ALBERO
Antonio
Dittura
In
questi giorni mi è capitato per le mani il libro di Mauro Corona: “LE VOCI
DEL BOSCO”.
L’ho
letto tutto d’un fiato. Perché mi piacciono gli alberi e perché lo scrittore
di Erto, col suo linguaggio semplice ed immediato, ma nello steso tempo poetico,
riesce a comunicare l’ amore per le sue valli e le sue crode, provocando nel
lettore delle emozioni profonde.
Gli
alberi per lui hanno un’anima, una personalità che li caratterizzano in modo
preciso.
Così
la betulla ci insegna l’eleganza, il cirmolo la
generosità e l’ulivo la tenacia. Qualità, queste, che si riscontrano anche
nell’uomo. Ed allora il paragone diventa facile, tanto che per descrivere una
persona basta parlare dell’albero che più le assomiglia. Ecco il
maggiociondolo, il larice, il pino, il tasso velenoso, che il poeta scultore
chiama “Conte”, il viburno.
Ecco
il possente abete bianco, il saggio protettore del bosco, che dall’alto dei
suoi cinquanta metri, controlla tutto e ... ”parla
con la luna”. Eternamente verde...
Ma
... io ho già sentito queste parole ... Come facevano? ”O albero, o albero,
eternamente verde”.
Sicuro!
Erano le parole di un canto tedesco, che cantavamo a Natale, davanti all’abete
natalizio!!! Sì ... “l’albero de Nadal”, che
non era un pino, le cui pigne pendono dai rami, ma appunto un abete bianco, che
mostra le “candeline”, che altro non sono, se non ciò che resta degli strobili
eretti, dopo che le squame sono cadute.
A
questo punto cerco di ricordare quale Coro abbia in repertorio qualche canto
dedicato agli alberi.
Non
me ne viene in mente nessuno. Ma è mai possibile che chi pretende di essere il
depositario dei Canti popolari non abbia mai fatto una ricerca per reperire
quattro versi che parlino degli alberi?
Eppure,
come dicevo in altra occasione, “un Coro è come il bosco, che regna eterno,
anche se gli alberi muoiono”. O dobbiamo farci aiutare da Sergio Endrigo
e ricordare che “... per fare un albero ci
vuole il legno ... “? Mah!!!
Post
scriptum:
I
stechi se veste de zalo
e de rosa, le foiete
lucide
deventa na chioma verde
scuro,
che
sconde i rami e protege
i oseleti.
L’albero
s-ciopa.
E,
co ‘l sol tramonta presto,