UN AUTUNNO TUTTO DI CORSA

            

                                                        Duomo di Mestre                                            Mogliano                                              Laives                        Santuario di S. Maria di Pietralba

di Paolo Pietrobon

Eravamo tornati dalla pausa estiva con la convinzione e la maturata disponibilità ad affrontare un periodo impegnativo di preparazione ed aggiornamento repertoriale di cui da tempo avvertiamo la necessità.

E tutto ciò, evidentemente, doveva comportare una programmazione decisa dei tempi e degli obiettivi, dato che non è facile improvvisare, né tanto meno ‘sbrigare in fretta’ tali programmi in un coro che voglia lavorare con buona professionalità.

E invece … sei concerti tra ottobre e metà novembre, ed altri quattro che attendono il Marmolada da qui a Natale!

Rinviato così al prossimo gennaio il progetto d’aggiornamento, abbiamo ritenuto giusto -e, perché no, gratificante- ‘fare il nostro mestiere’ e corrispondere alla fiducia palesemente accordata al nostro Coro: a Forlì per il “Progetto meniños”, a Mestre per la “Madonna del Don”, a Spinea per i trent’anni del Coro “La gerla”, a Scorzè con gli ottimi cori “Le note del fiume” e “Comiter”, a Mogliano per l’annuale e meritoria promozione dell’Avis, e da ultimo, sabato 8 e domenica 9 di questo novembre, a Laives  e al Santuario della Madonna di Pietralba, non lontano da Bolzano, per l’interessante rassegna organizzata dal Coro Monti Pallidi. Tutto bene, o quasi, soprattutto i complimenti riservati significativamente alle nostre cante in quel di Spinea, Mestre e Laives.

Molto partecipato quest’ultimo concerto, in una sala di rinnovata struttura e buona acustica, presenti tutte le autorità municipali ed il Presidente della Giunta Provinciale Durnwalder, nell’accoglienza davvero ricca e simpatica messa a punto dagli amici di quel Coro: con la sola eccezione, assai spiacevole ma per niente a loro addebitabile, della scadente applicazione nell’albergo di Laives della ‘legge antifumo’, e dell’ancor più scadente e provocatorio atteggiamento, proprio in termini di sensibilità civica e buona educazione, di alcuni avventori di lingua tedesca del Bar di quell’Hotel in risposta alle sacrosante rimostranze di un nostro corista. Sarà mica che la colpa di tutto ciò vada ascritta a Margareta  ‘Maultasch’, Duchessa del Tirolo, rinunciataria nel 1364 del titolo e del relativo potere a favore di Rodolfo IV d’Asburgo, e al passaggio della gran parte delle Dolomiti sotto la dominazione austriaca!?....Scherzo, ovviamente.

Ma il meglio doveva venire il giorno dopo. Spenta la preoccupazione per il concerto, abbiamo ritrovato la piacevolissima sensazione di un tempo e di una circostanza vissuti in compagnia, con grande tranquillità e la predisposizione a  godere di paesaggi e siti affascinanti, dai porfidi imponenti delle montagne circostanti ( giunti perfino a tappezzare la Piazza Rossa di Mosca, come ci spiegava il vivace e competente presidente del Monti Pallidi) alle sontuose quinte innevate del Catenaccio e del Latemar, e infine all’importante e misterioso sito votivo di Pietralba, oggi “ complesso monumentale di bianchi edifici, su d’una spianata grandemente panoramica -con vista fino al gruppo dell’Ortles e sulle Alpi Venoste- che accoglie il convento e l’ospizio dei Servi di Maria, affiancati alla chiesa del XVII secolo che conserva l’immagine della Madonna Addolorata, incoronata nel 1885, chiesa sorta attorno ad una primitiva cappella nel 1557, ed ingentilita dagli affreschi di Adamo Mölk (1753)…”. Interessante però ci risultava, oltre a quanto qui sopra riportato dal ‘Le valli del Trentino’ di Aldo Gorfer ( del quale suggerisco di leggere ‘Gli eredi della solitudine’, struggente e bellissimo tratteggio della vita sociale ed economica nei Masi altoatesini di un tempo) il racconto intriso di immaginazioni e credenze curiose che intorno al Santuario ed alla sua popolaresca origine ci veniva regalato dal Presidente del coro che ci ospitava: una follia individuale intrisa di infelicità, una disgrazia risoltasi fortunosamente, l’attribuzione alla Madonna del propizio epilogo, poi ancora solitudine aspra e follia trattata con catene crudeli, e le stesse catene infrante da uno spasimo di potenza inusitato, e infine il ritrovamento sotto terra dell’immagine di quella madonnina, e, piano piano, la costruzione di una cappellina votiva, e via via fino all’odierna e maestosa edificazione ( con la puntigliosa precisazione del Presidente sul fatto che, ben oltre quanto i monaci addetti alla custodia del rito e della tradizione insistono a dare per assodato, la Madonnina vera se ne starebbe nella chiesa cittadina!...).

Poi un ritorno tranquillo e soddisfatto, non senza aver deliziato per ottimi intingoli e seminato qua e là le nostre cante, a cominciare da quella barocca intima chiesetta, felicemente.

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