Giorgio Callegari fondatore Colonia Venezia
GIORGIO CALLEGARI, sacerdote, domenicano, veneziano, da 40 anni in Brasile, è morto serenamente il 26 dicembre 2003. Nel convento dei Domenicani di San Paolo, con i canti e le preghiere della speranza nella calda notte brasiliana, anche padre Giorgio aveva festeggiato la nascita del Bambino di Betlemme, il più grande fra tutti i piccoli di cui si è fatto carico nei suoi 40 anni di azione e di lotta per i più poveri ed emarginati in America Latina.
Padre Giorgio era nato il 5 novembre 1936 a Castello, nelle vicinanze di San Giovanni e Paolo. Fino al 1962 ha vissuto e studiato in città, partecipando attivamente allassociazionismo cattolico ed alla attività politica cittadina. Lascia poi Venezia, alla ricerca di altri modi di esprimere, con più concretezza, il suo impegno civile e religioso. Parte quindi per il Brasile, dove viene ordinato sacerdote in San Paolo il 12 dicembre 1971.
Incarcerato e torturato durante il periodo della dittatura militare con altri confratelli domenicani come lui impegnati in difesa dei più deboli e degli oppressi, viene espulso nel 1974 dal Brasile ma, da esule, continua il suo impegno di evangelizzazione e promozione umana in altri paesi dellAmerica Latina: Bolivia, Perù, Nicaragua, Costarica, Panama, Messico, rientrando anche per brevi periodi clandestinamente in Brasile
Vi rientra definitivamente, nel 1984, alla caduta della dittatura militare. Dopo un breve periodo di apostolato in una grande parrocchia di San Paolo che ha cura di oltre 100.000 persone, in gran parte abitanti in favelas, Padre Giorgio fonda il suo Centro Ecumenico di Publicaçoes e Estudos (CEPE), che svolge attività di studio, formazione e informazione, anche attraverso la rivista mensile "Revés do Avesso" (Il rovescio del rovescio), con lobbiettivo di attivare le coscienze e promuovere e sostenere il diritto dei poveri ad una vita degna.
Nel concreto, tramite il CEPE, realizza cinque "Centri della Gioventù" nelle favelas di San Paolo, la bellissima "Colonia Venezia" a Peruibe, sul mare a 150 km dalla città, che conferma, con il suo nome, il legame che Padre Giorgio ha voluto sempre mantenere con la sua città natale; realizza anche una "Scuola-famiglia agro-ecologica", promuove il "progetto Quilombos" a favore dei discendenti degli schiavi negri della valle del Ribeira, e, ultimamente, la realizzazione di una Scuola Professionalizzante, ancora in costruzione, per dare un mestiere ai suoi bambini che diventano adulti.
La sua grave malattia che si era fatta evidente lo scorso aprile, e la conseguente operazione, lo aveva rallentato, infiacchito, ma non fermato: fino a Natale ha continuato a indicare a chi lo ha sostenuto in questi anni cosa si doveva fare per garantire ai suoi 1500 bambini delle favelas e di Peruibe una vita libera e dignitosa; allontanando la fame, dando formazione, proponendo il bello come uno dei diritti irrinunciabili dei poveri.
Padre Giorgio continua ad essere presente tra noi nellimpegno che ciascuno sosterrà per la continuità delle sue iniziative e per la costruzione di quel mondo di pace e di maggiore giustizia, per cui ha sempre combattuto.