di Antono Dittura
Quanti
sono i canti degli alpini? Una miriade. E parlano della Grande Guerra, della
campagna di Russia, di quella di
Grecia. . . della Libia. . .
Tutti
luoghi che hanno visto il loro eroismo, la loro abnegazione e le grandi fatiche
che la Montagna impone. Gli attuali alpini non hanno partecipato ad alcuna delle
nominate Campagne, ma le sentono ugualmente proprie, anche solo per aver
visitato quei luoghi, o per aver fatto “la naia” col cappello piumato.
Il
vecchio Spirito di Corpo è sempre presente in loro e li fa cantare quelle gesta
sui versi e le note di Autori anche celebri, con le voci di Coristi che non
hanno mai indossato alcuna divisa. Infatti non c’è coro che non abbia almeno
cominciato con
le “cante”, che
richiamano con il loro ritmo la
cadenza
dei passi pesanti di chi sale
un
pendìo, portando un peso
greve sulle spalle ...
Mio
padre era un “ragazzo del ’99. Ha combattuto sul Montello ed è stato ferito
nei pressi del luogo dove è precipitato col suo aereo
Francesco
Baracca,
suo omonimo. Per questo è stato decorato ed avrebbe avuto una pensione annua di
cinquemila lire e la cittadinanza onoraria di
Vittorio Veneto
... se non fosse morto pochi giorni prima della Cerimonia.
ERA
UN FANTE!
Di
lui e degli altri si è ricordato solo E.A.Mario
, perché erano
“ … i primi Fanti, il 24 maggio”.
E
i fanti, come gli aviatori e i marinai,
non cantano.
Muoiono.
Ed
anche i bersaglieri muoiono.
E
con la loro fanfara
i commilitoni li salutano con allegria, anche se nelcuore hanno la morte.