Il difficile rapporto con le autorità religiose per ottenere l’uso delle chiese per ospitare concerti dei cori di ispirazione popolare

Cori di ispirazione popolare e chiese:cantare si, cantare no?                                 Rolando Basso

Recentemente una delle ormai classiche “esternazioni” del sig. Gentilini, ha avuto ampia risonanza sia nei quotidiani veneti che in quelli nazionali più per il modo “tipico” del vicesindaco del Comune di Treviso e noto esponente Leghista nonché “alpino” di esternare, che per la notizia in sé.

A me, tuttavia, ha colpito ed interessato l’argomento dell’esternazione: il divieto delle autorità ecclesiastiche della Diocesi di Vittorio Veneto alla concessione di una chiesa di quella città per un concerto di un locale Coro ANA.

Tralasciando volutamente la questione degli altissimi costi richiesti per l’uso di teatri per concerti con cori d’ispirazione popolare cosa che, ovviamente, limita notevolmente la loro fruibilità, mi preme affrontare il tema dell’utilizzo o meno delle Chiese per detti concerti.

Perché non vi sono problemi di sorta nel concedere le chiese per concerti di musica classica o addirittura per rappresentazioni teatrali, mentre per i concerti di cori popolari la cosa risulta particolarmente difficile, in alcuni casi impossibile?

Nello stesso convegno di Conegliano, organizzato dall’ASAC, di cui riferiamo in altra parte di questo numero, è stato ampiamente trattato il “difficile” rapporto con le autorità ecclesiastiche che gli organizzatori di concerti e di rassegne di corali del nostro genere devono quotidianamente affrontare.

In particolare abbiamo potuto appurare che, come sempre, l’Italia è contraddistinta da comportamenti e da atteggiamenti più che altro lasciati alla sensibilità delle singole autorità preposte alla concessione delle chiese per usi diversi da quelli liturgici.

Si va dai parroci che permettono l’accesso a tutto ciò che fa spettacolo, talora con discutibile gusto; a quelli che, viceversa, difendono il luogo sacro dalla contaminazione del profano, quasi ne andasse della “purezza delle anime a loro affidate”; da Commissioni Liturgiche che bocciano repertori solo perché sono “popolari” ad altre che, viceversa, approvano anche testi “audaci”.

Non dobbiamo dimenticare, tuttavia, che anche il nostro mondo ha le sue notevoli responsabilità per questa situazione: in particolare gli errori commessi da direttori artistici “distratti” nell’elaborare repertori per concerti da tenere in chiesa non proprio consoni al luogo, che in ogni caso, non dobbiamo dimenticare mai, è principalmente un luogo di culto che va rispettato; oppure talune presentazioni, a dir poco, molto “azzardate”. Evidentemente ciò ha danneggiato non poco l’intero mondo della coralità d’ispirazione popolare.

Solamente la scelta di repertori adatti e, soprattutto la loro idonea presentazione, tenendo ben presente il luogo dove ci si esibisce, permette di rendere i brani tratti dalla tradizione popolare particolarmente adatti ad essere cantati anche e soprattutto nelle chiese.

Infatti, come ebbe a scrivere monsignor Antonio Meneguolo, Procuratore di San Marco, in occasione del concerto che il coro Marmolada tenne in Basilica a celebrazione del cinquan- tesimo anno di attività:

“ … I canti di montagna, nella loro semplicità melodica e nella loro profondità di sentimento, costituiscono un impareggiabile patrimonio della tradizione popolare che manifesta, con immediatezza espressiva, i sentimenti più genuini e sani delle genti semplici, laboriose e tenaci delle nostre valli e delle nostre campagne.

Sono canti talora soffusi di mestizia, talora vibranti di gioia, ma sempre intrisi di una spiritualità lieve e raccolta, che è riverbero della contemplazione estatica delle bellezze del creato in cui il cuore riesce a scorgere le tracce del divino.

Da mezzo secolo il Coro Marmolada, con ammirabile passione ha saputo far emergere in tutta la gamma di sfumature, di slanci, di sottolineature e di dolcezza la raffinata bellezza di tale patrimonio.

Non è quindi fuori luogo che questi canti, nati quasi per incanto all’interno di quel meraviglioso tempio che è la Natura con le sue valli, i boschi, i ruscelli, le rocce, riecheggino sotto le volte dorate della Basilica di San Marco, che raccoglie in sé quanto di più bello l’ingegno umano e la pietà cristiana hanno saputo realizzare a lode di Dio. …”

Infine, anche se l’argomento non potrà essere esaurito con questo breve articolo, l’ASAC (ferma restando la necessità di adoprarsi affinché sia reso possibile l’uso, a costi accessibili, di teatri mediante accordi con La Regione e gli EE.LL.) dovrà intraprendere una duplice azione: una verso le autorità ecclesiastiche, in particolare quelle diocesane, per far loro riconoscere pari dignità al mondo corale d’ispira- zione popolare rispetto alle altre forme di espressione artistica; l’altra verso i  Cori affinché i direttori artistici usino una particolare sensibilità nell’elabo- rare i repertori dei concerti in chiesa e, non ultimo, i brani siano presentati in modo consono al luogo.

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