Recentemente una
delle ormai classiche esternazioni del sig.
Gentilini, ha avuto ampia risonanza sia nei quotidiani veneti che
in quelli nazionali più per il modo tipico del
vicesindaco del Comune di Treviso e noto esponente Leghista
nonché alpino di esternare, che per la notizia in
sé.
A me, tuttavia,
ha colpito ed interessato largomento
dellesternazione: il divieto delle autorità
ecclesiastiche della Diocesi di Vittorio Veneto alla concessione
di una chiesa di quella città per un concerto di un locale Coro
ANA.
Tralasciando
volutamente la questione degli altissimi costi richiesti per
luso di teatri per concerti con cori dispirazione
popolare cosa che, ovviamente, limita notevolmente la loro
fruibilità, mi preme affrontare il tema dellutilizzo o
meno delle Chiese per detti concerti.
Perché non vi
sono problemi di sorta nel concedere le chiese per concerti di
musica classica o addirittura per rappresentazioni teatrali,
mentre per i concerti di cori popolari la cosa risulta
particolarmente difficile, in alcuni casi impossibile?
Nello stesso
convegno di Conegliano, organizzato dallASAC, di cui
riferiamo in altra parte di questo numero, è stato
ampiamente trattato il difficile rapporto con
le autorità ecclesiastiche che gli organizzatori di concerti e
di rassegne di corali del nostro genere devono quotidianamente
affrontare.
In particolare
abbiamo potuto appurare che, come sempre, lItalia è
contraddistinta da comportamenti e da atteggiamenti più che
altro lasciati alla sensibilità delle singole autorità preposte
alla concessione delle chiese per usi diversi da quelli
liturgici.
Si va dai parroci
che permettono laccesso a tutto ciò che fa spettacolo,
talora con discutibile gusto; a quelli che, viceversa, difendono
il luogo sacro dalla contaminazione del profano, quasi ne
andasse della purezza delle anime a loro affidate; da
Commissioni Liturgiche che bocciano repertori solo perché sono
popolari ad altre che, viceversa, approvano anche
testi audaci.
Non dobbiamo
dimenticare, tuttavia, che anche il nostro mondo ha le sue
notevoli responsabilità per questa situazione: in particolare
gli errori commessi da direttori artistici distratti
nellelaborare repertori per concerti da tenere in chiesa
non proprio consoni al luogo, che in ogni caso, non dobbiamo
dimenticare mai, è principalmente un luogo di culto che va
rispettato; oppure talune presentazioni, a dir poco, molto
azzardate. Evidentemente ciò ha danneggiato non poco
lintero mondo della coralità dispirazione popolare.
Solamente la
scelta di repertori adatti e, soprattutto la loro idonea
presentazione, tenendo ben presente il luogo dove ci si
esibisce, permette di rendere i brani tratti dalla tradizione
popolare particolarmente adatti ad essere cantati anche e
soprattutto nelle chiese.
Infatti, come ebbe
a scrivere monsignor Antonio Meneguolo, Procuratore di San Marco,
in occasione del concerto che il coro Marmolada tenne in Basilica
a celebrazione del cinquan- tesimo anno di attività:
I canti di montagna, nella loro semplicità melodica e nella loro
profondità di sentimento, costituiscono un impareggiabile
patrimonio della tradizione popolare che manifesta, con
immediatezza espressiva, i sentimenti più genuini e sani delle
genti semplici, laboriose e tenaci delle nostre valli e delle
nostre campagne.
Sono canti
talora soffusi di mestizia, talora vibranti di gioia, ma sempre
intrisi di una spiritualità lieve e raccolta, che è riverbero
della contemplazione estatica delle bellezze del creato in cui il
cuore riesce a scorgere le tracce del divino.
Da mezzo
secolo il Coro Marmolada, con ammirabile passione ha saputo far
emergere in tutta la gamma di sfumature, di slanci, di
sottolineature e di dolcezza la raffinata bellezza di tale
patrimonio.
Non è quindi
fuori luogo che questi canti, nati quasi per incanto
allinterno di quel meraviglioso tempio che è la Natura con
le sue valli, i boschi, i ruscelli, le rocce, riecheggino sotto
le volte dorate della Basilica di San Marco, che raccoglie in sé
quanto di più bello lingegno umano e la pietà cristiana
hanno saputo realizzare a lode di Dio.
Infine, anche se largomento non potrà essere esaurito con questo breve articolo, lASAC (ferma restando la necessità di adoprarsi affinché sia reso possibile luso, a costi accessibili, di teatri mediante accordi con La Regione e gli EE.LL.) dovrà intraprendere una duplice azione: una verso le autorità ecclesiastiche, in particolare quelle diocesane, per far loro riconoscere pari dignità al mondo corale dispira- zione popolare rispetto alle altre forme di espressione artistica; laltra verso i Cori affinché i direttori artistici usino una particolare sensibilità nellelabo- rare i repertori dei concerti in chiesa e, non ultimo, i brani siano presentati in modo consono al luogo.