In
un precedenza numero di Marmoléda Paolo Pietrobon aveva dato voce alle “donne
del coro” in un’intervista. Ora vi proponiamo il racconto di una vita in
qualità di moglie di un corista.
A
novembre saranno 30 anni dal debutto di Angelo, a Ginevra, nel coro Marmolada,
di conseguenza 30 anni da moglie di un corista, anzi 2 da morosi e 28 da
sposati.
Quando
ci siamo conosciuti eravamo iscritti al corso di introduzione all’alpinismo
del CAI di Mestre e durante le gite, nel pullman occupavamo sempre gli ultimi
posti per poter cantare insieme, sempre il solito gruppetto, sempre le solite
canzoni, dei Crodaioli soprattutto ma anche le canzoni del Marmolada, e Angelo
aveva i foglietti con le parole. E così, escursione dopo escursione, passandoci
i foglietti dei canti e registrando questo o quel disco, quando abbiamo
cominciato ad essere “morosi” contemporaneamente Angelo è entrato a far
parte della famiglia del coro Marmolada e di conseguenza anch’io.
Da
quel giorno tutta la nostra vita insieme e tutti i nostri impegni hanno dovuto
essere combinati sempre con gli impegni del coro. Nessuna fatica in tutto
questo, anzi un grande piacere, perché, come in tutte le famiglie dove ci si
vuole bene, si affrontano insieme problemi, difficoltà, perdite, ma anche
grandi soddisfazioni, gioie, e il piacere di essere insieme in tante occasioni
della vita. Così in questi giorni sto passando con la mente i tanti momenti che
si sono susseguiti, i volti delle persone, e chiudendo gli occhi sento le loro
voci sempre così presenti nel mio cuore.
Ricordo
il giorno del mio matrimonio, quando nell’autobus che portava Angelo da
Venezia a Campalto, carico di coristi e loro famigliari, qualcuno voleva
attaccare davanti i classici fiori degli sposi, e dopo la cerimonia Don Paolo
non ci ha letto gli articoli di legge, ma si è seduto con noi ad ascoltare il
coro che cantava.
Ricordo
il coro presente all’inaugurazione del Bivacco Baroni, non so quanti sono
arrivati in tempo per la messa, sicuramente Bepi, che ha fatto il percorso di
corsa, ma altri si sono fermati per strada e qualcuno è arrivato al momento di
ritornare giù.
E
ancora una ninnananna al battesimo di nostro figlio, il coro presente perché
parte della famiglia.
Insieme
abbiamo superato poi il momento triste della perdita di Michele, Stefano e
Gigio. E’ stata dura, oltre ai rapporti col coro, io e Angelo avevamo i nostri
ricordi personali con loro, le gite in montagna con gli sci con Gigio, le
consulenze fiscali di Angelo con Michele, e Stefano, che aveva traslocato da
poco e veniva in negozio da me col suo piccolino.
E
cosa dire del Nane che chiamava Angelo “Anzoleto”, e Vladi sempre
sorridente, e Stefano che dormiva con Angelo ad ogni trasferta e mi chiedeva se
ero gelosa, per poi abbracciarmi così come lui solo sapeva fare. Ognuno ha
lasciato il segno, ognuno ha un posto ben preciso nel libro dei ricordi che è
il nostro cuore.
E
l’impegno costante delle prove vissute da moglie? Nessun problema, ci si
organizza, anzi, se una settimana non ci sono prove o si dovesse spostare la
sera, quasi quasi
si crea scompiglio. E poi anche noi abbiamo le nostre soddisfazioni quando
possiamo accompagnare i nostri mariti nelle diverse uscite.
Ecco,
sembra ieri quando tutto questo è cominciato, e sono passati 30 anni. Ogni
volta che un momento di crisi veniva ad offuscare la nostra vita e Angelo
pensava di smettere con il coro perché l’impegno diventava pesante ho sempre
insistito perché continuasse, perché non riesco a vedere la nostra vita senza
il coro Marmolada, fa parte di noi, è parte integrante del nostro matrimonio.
Per questo spero che questi siano solo i primi 30 anni da moglie di un corista.
Cecilia Pastrello