CHE DONNE LE ‘NOSTRE DONNE’!

di Paolo Pietrobon

 

“…Sarebbe senz’altro utile e piacevole, magari in una sede più confortevole,  inserire momenti di socializzazione tra tutte e tutti noi, anche per conoscerci e rafforzare il senso di appartenenza ad un gruppo…e siamo talmente d’accordo che stiamo già mettendo da parte molte cose per la nuova sede, un’impalcatura, una libreria, un passaverdura, un frigorifero con tanto di congelatore!...tutto è pronto insomma per allargare intorno al canto un gusto pieno del vivere insieme e dell’essere comunità, di una frequentazione che sempre più diventa amicizia…”.

Era il Dicembre 2003, e su questo giornalino apparve un’intervista collettiva alle ‘donne del Marmolada’.

Di essa il virgolettato d’inizio rappresenta forse il momento più significativo, legato al futuro dell’Associazio- ne e dello splendido gruppo di amici che siamo.

Sono passati sei anni e con l’impegno di tutti non poco è stato ottenuto di quanto lì immaginato: la nuova sede, le nuove frequentazioni e gli appuntamenti conviviali finalmente possibili in questa sede così sudata, ed altro che ci ha accompagnato alla prestigiosa celebrazione del 60°, e all’impegno a tutto tempo di Claudio Favret, e, ennesima necessaria avventura, al sentiero d’alta quota che ci condurrà, con l’aiuto del Maestro Michele Peguri, ad una nuova sezione del nostro repertorio. Sei anni in cui la voce e il sostegno delle nostre donne è continuato assiduo, anche con interventi sul giornale successivi all’intervista e, chiusa la faticaccia dell’anniversario, con una bellissima sorpresa riservata a noi maschietti, i ‘loro uomini’, i ‘compagni di una vita’.

Così, in una sede addobbata alla grande e nella curiosità vera di noi coristi, uno per uno siamo stati chiamati all’appello, ognuno ha avuto un dono e una dedica particolare, ovviamente con riuscita arguzia collegata a quei tratti del rispettivo carattere, divertenti e talora comici, che inevitabilmente ci rendono riconoscibili, soprattutto da chi ci vive accanto, e che hanno potuto regalare sfiziosi pretesti per ironie pungenti e benevoli sfottò…e per la riuscita della grande festa.

Tutto bello e sincero, come l’emozione trasparente delle ‘ragazze’, e importante la posa di un altro tenace mattone sull’intelaiatura del nostro lavoro di amici e sostenitori del canto più genuino e popolare.

Voglio infine ricordare, tra la cose da loro declamate, due elementi, per quanto ci riguarda ‘profetici’, che propongo agli amici del Coro innanzitutto di considerare nel ‘progetto futuro’ del Marmolada. Il primo è rivolto a Lucio, il grande Lucio (e quindi a noi tutti con lui): “ Suggeriamo al Gran Maestro di trasformare i suoi numerosi ricordi in parole: raccontaci i tuoi 58 anni di vita in coro, emozioni, incontri, fatti e misfatti. Ti doniamo carta e penna e la promessa della pubblicazione!...”; l’altro al Coro particolarmente, vista la quantità di amici esclusi dal Teatro Malibran per il numero imprevedibile delle presenze al botteghino: “ Consigli? Perché non si chiude definitivamente il 60° con un concerto in Chiesa invitando gli esclusi e gli entusiasti? “.

Adesso, come sempre, tocca ancora a noi, non senza ribadire a quelle impagabili donne il senso della nostra gratitudine e di un inespugnabile affetto.

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