SESSANT’ANNI PORTATI BENE:

CIN CIN, CORO MARMOLADA!

di Paolo Pietrobon

 

Nella vita delle persone l’avvicinamento al ‘numero 60’ porta con sé svariati atteggiamenti, del gesto e della parola, tutti comunque destinati a tinteggiare di sorniona filosofia scacciapensieri quel numero impegnativo, ma anche, in chi vi giunge con meno fortuna, allusivi a un qualche peso, a una faticosa sostenibilità dell’inevitabile scadenza.

Così c’è chi gioca sulla gagliardia delle risorse tuttora integre, magari accompagnandosi, in questi anni di riscoperta e sofisticata cura del corpo (a volte esageratina piuttosto che no), con intense frequentazioni di piste da ballo o parchi per il ‘plein air’, oppure chi cede al ‘revival’ familiare o paesano, per la sensazione di sollievo regalata dal riandare al tempo andato…e distogliere ‘paron tempo’ dal rintocco netto di una mezzanotte non del tutto gradita.

Nel nostro caso, nel caso del Coro Marmolada che pure va all’appuntamento dei ’60, tutto risulta, se possibile, più accentuato: davvero palese la stanchezza delle poche formazioni veneziane che ancora si cimentano sulle ‘cante d’ispirazione popolare’, talora la loro sparizione dalle annuali e percepibili manifestazioni, non da ultimo per il carente ricambio anagrafico, per la fatica grande di attingere per quel canto a fonti nuove e rigeneratrici; oppure pacioso e nostalgico tran tran, buono solo per quattro amici e la claque dei parenti, di chi si lascia andare nella ‘crisi’ senza avere la forza di cercare strade nuove: detto senza arroganza tutto ciò, poiché le difficoltà rodono i pensieri di noi tutti del ‘popolare collettivo’, dei cori insomma, e anche un cantare per ‘sé e per gli amici’ merita rispetto e una qualche gratificazione dà … se non prevale alla lunga l’estinzione.

Il nostro Coro dunque va preparando l’importante ‘genetliaco’ con l’impe- gno, e qualche preoccupazione, di un gruppo consapevole di problemi che non possono essere evitati, quelli cui facevo riferimento poco sopra, ma determinato a ‘non lasciarsi andare’. Come ciò si vada realizzando è presto detto: Lucio Finco e le due generazioni di coristi che l’hanno entusiasticamente accompagnato (tutti ricordiamo con affetto l’immagine da lui utilizzata con bella e schietta poesia in occasione dei suoi cinquant’anni di coro, il fatidico 28 Febbraio del 2002, quando di fronte al vassoio d’argento donatogli dal coro ebbe a dire: ‘Ora per me quel vassoio rappresenta tutti coloro che hanno fatto parte del ‘Marmolada’, 150 fisionomie, 150 animi, 150 voci per innalzare al cielo, forte, uniti in un’unica possente armonia, la mia voce, grazie Signore per avermi ispirato questa passione…grazie soprattutto per la moglie e i figli che mi hai messo accanto e che hanno sempre condiviso e sostenuto il mio impegno’) hanno solidamente legato alla coralità italiana, ai tanti sostenitori, alla città di Venezia un patrimonio di cultura musicale e di amatoriale ma professionale impegno che non potrebbe senza colpa e rimorso essere consegnato alla sparizione, hanno insomma dato vita a una tradizione corale, e a uno stile ovunque riconosciuto, tanto che a ognuno di noi, nonostante i momenti di incertezza, pare ovvio e moralmente impegnativo darvi continuità.

E poi c’è Claudio Favret, la ‘persona speciale’ nelle parole della Pucci (così ho sempre sentito chiamare affettuosamente la moglie di Lucio) che, ragazzo una trentina d’anni fa e da allora preparatore tecnico del coro accanto a Lucio, oggi, incrollabile e autorevole per passione, coerenza e impegno dato senza riserve, sostiene con la convinzione e la stima di tutti noi il ‘Marmolada’ in una transizione difficile ma lucida e tenace verso una rinnovata e coerente stagione, culturale e sociale.

Come? Avviando come dovuto l’anno di concerti e manifestazioni che al sessantesimo saranno cornice, ma soprattutto dando il via a una nuova ricerca repertoriale e a un metodo d’apprendimento più adeguato ai tempi, nel quale fanno capolino, con i contributi di chi lo può fare, con Claudio il Presidente Basso, e Sergio e molti altri per le numerose esigenze organizzative, i mezzi informatici, ma anche, proprio da questi giorni grazie alla disponibilità della Maestra Monica Finco, un percorso di apprendimento musicale, per la lettura soprattutto dello spartito, pur non in modo specialistico.

Il progetto ci appassiona e convince, la partecipazione è buona, e al ‘compleanno’ non mancherà certo la gioia e la festa di tutti coloro che alla tradizione cui ho fatto riferimento tengono davvero. Anche perché, se il buon tempo si vede dal mattino, la ‘canta’ su un Pinocchio birichino e anticonformista cui stiamo lavorando senz’altro sarà ‘stuzzichino’ pregevole e liberatorio del nuovo tempo, al quale infine vanno aggiungendosi nuove e ritrovate proposte di vita associativa che furono nervatura amicale del coro e dei suoi sostenitori e non possono mancare nella vita di tutti i giorni di un complesso musicale che, ancora e prima di ogni altra cosa, rimane un gruppo di amici e di liberi amatori del canto e del cantare più vicini all’anima popolare: quest’anima che, forse oggi meno evidente e protagonista in un mondo troppo fragoroso e stressante assai, troppo avvilito dal mito vincente del ‘dio denaro’ e del suo assistente maggiore, il culto dell’apparire, sicuramente, e sperabilmente, rimane presente e attenta ai valori di una socialità aperta e solidale, e alla necessità di non smarrire il filo dell’attenzione e del lavoro su ciò che mi auguro stia ancora fondamentalmente nel popolo come memoria condivisa e leggibile di valori ed esperienze che hanno saputo rendere bella e amica tale comunità. Anche quando non era ‘il mercato’, di tutto, forse pure dell’anima e dell’immaginazione, a dettare regole e virtù del quotidiano sopravvivere. Inevitabilmente nei limiti di quanto a ognuno, per la sua parte e competenza, sia possibile.

Il Coro Marmolada in ogni caso, ci auguriamo con l’appoggio dei molti che ci leggono e ascoltano, continua a provarci.

Auguri a tutti!

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