COMPLEANNI

Enrico Pagnin

 

Essendo nato nel 1949, festeggio i sessant'anni assieme al "Marmolada".

Sono entrato in coro nel '79 e perciò entro di diritto tra i “vecchi”coristi.

Non parlerò di ricordi, tanti,alcuni indimenticabili, ma dell'evoluzione di cui il coro è stato protagonista e che appare evidente, non appena si ascoltino le prime incisioni.

Negli anni ottanta l'età media era assai bassa, non mancavano belle voci e, in generale, una buona intonazione. Tra l'altro si entrava in organico solo dopo un lungo tirocinio, per cui soltanto chi possedeva una vera passione resisteva. La prima impressione per l'ascoltatore era perciò di giovanile freschezza, accompagnata però da una certa povertà espressiva (vista con l’occhio di oggi).

In realtà Lucio Finco, il direttore, proponeva una notevole gamma di interpretazioni, che esprimeva con una mimica eccezionale, ma il coro solo in parte riusciva a seguirlo, vuoi perchè molti elementi non lo capivano, vuoi perchè era ancora presente una mentalità da solista che portava alcuni a cercare di primeggiare, anzichè fondersi con gli altri.

Negli anni successivi (fino agli anni ’90), apparve evidente al maestro e anche a noi che due erano le caratteristiche sulle quali dovevamo puntare, per mantenere il prestigio che ci eravamo guadagnati: repertorio vario ed espressiva delicatezza dell’interpretazione. Secondo me l’obiettivo fu raggiunto, benché permanessero due “nei” non proprio irrilevanti: la scarsità di brani allegri o comunque brillanti e la discontinuità, per cui in certe occasioni si dava il meglio di sé, in altre si otteneva appena una dignitosa sufficienza.

In questo periodo il maestro manifestava spesso una certa insofferenza nel doversi applicare su questioni tecniche come la pronuncia esatta, le code e gli anticipi, il martellamento ecc., volendosi invece concentrare sulla parte artistica. E contemporaneamente il coro, nel suo complesso, manifestava una certa difficoltà nel seguirlo, dato il progressivo logoramento dovuto all’età e, soprattutto, alla mancanza di un vero ricambio. Si cominciava infatti in quegli anni ad inserire in coro, spinti dalla necessità, elementi  già avanti con gli anni oppure con evidenti limiti tecnici. Però, ogni tanto, capitava la serata “di grazia”, che ci procurava grande successo di pubblico (e anche i complimenti sinceri di famosi maestri armonizzatori).

Nell’ultimo periodo (fino ai giorni nostri) si sono sommati due fatti contrastanti: l’ulteriore invecchiamento, per cui l’età media è altissima e il livello di prestazione di alcuni è troppo basso; la “crescita” di Claudio il vice maestro che, con una perseveranza ed una pazienza incredibile, punta all’elimina- zione di tutti quei  difetti mortali per un corista e contemporaneamente tenta di tirar fuori tutte le possibilità interpretative che la sua sensibilità , formatasi alla scuola di Lucio e ora pienamente matura, gli detta. Il risultato presenta aspetti paradossali: da una parte l’interpretazione presenta un’arricchita varietà di espressioni, capace di suscitare grandi emozioni nel pubblico, d’altra parte il coro, in mancanza di un vero ricambio, vede la presenza di non pochi elementi “a rischio”.

Infine siamo tutti consapevoli della mancanza di futuro (salvo miracoli), vista l’età media, ormai al limite.

E’ un compleanno un po’ malinconico.

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