I DINOSAURI… ESTINTI?

di Antonio Dittura

 Ho parecchio tempo per “guardare” la televisione.

Toh... ! Anch’io uso il “virgolettato” come va di moda adesso.

Già, perché se metti le virgolette, puoi dire tutto quello che vuoi .più o meno esplicitamente.

Allora ho il dovere di dirvi che per “guardare” non intendo certo “vedere” e tanto meno “ascoltare”.

Intendo: “mettermi davanti a quel dannato aggeggio” con la speranza di “vedere” e di”ascoltare” qualche cosa di decente. E qui casca... il dinosauro! Si, sono un dinosauro! Come telespettatore sono un vero dinosauro!

Di quelli che si divertono ancora ad ascoltare musica popolare, folcloristica, lirica, jazz caldo e freddo, canti d’ autore, canti gregoriani, canti regionali, stranieri, extracontinentali ecc., ecc., ecc. Insomma tutto quello che riguarda la musica ... esclusa quella che accompagna centinaia di assatanati, tarantolati, che si dimenano, seguendo sempre lo stesso ritmo dalla frequenza cardiaca di... accoppiamento di elefanti in calore, in ambienti illuminati da policromi fulmini di irrefrenabili riflettori.

Mi trovo due volte alla settimana con altri dinosauri (parecchi anziani... pochi giovani... nessun cucciolo) per educare quel che mi resta di voce ad esprimere al meglio i miei sentimenti, davanti ad un’assemblea di altri dinosauri, che spesso... anzi sempre... ci gratificano dei loro applausi.

Non siamo tanto numerosi, ma crediamo fermamente nel famoso detto: -Pochi, ma buoni- l’importante è evitare l’estinzione!

L’impresa è ardua. Troppe cose vanno in senso contrario. La televisione è appunto una di queste... la più potente.

Ma pensate un po’... quello che dovrebbe essere il mezzo di elevazione culturale per eccellenza, massimo collaboratore delle Istituzioni come la Scuola, la Chiesa, la Famiglia, lo Stato , all’insegna di una malintesa Globalizzazione, sforna programmi di scarso valore estetico-culturale , se non addirittura deleteri anche sotto l’aspetto morale.

Ed allora si impone che “qualcuno” faccia qualcosa. Ma chi? I dinosauri appunto!

I quali non sono certo in grado di competere con la televisione e le discoteche, ma possono aggirare l’ostacolo, per arrivare ai giovani (sono loro che ci interessano) in un altro modo: andando nelle scuole. Per farci conoscere, per dimostrare che la nostra voce è lo strumento espressivo più importante che abbiamo a disposizione e soprattutto per far capire che cantare in un Coro significa in qualche modo “annullarsi” (concedetemi ancora una volta il virgolettato) , per fondersi assieme agli altri nella creazione dell’armonia.

Tutto questo è sicuramente socializzante, non globalizzante, soprattutto se si riesce a comprendere e a far comprendere ai giovani che si possono globalizzare i mercati, gli interessi economici, ma non gli usi, i costumi, i dialetti, le lingue, le radici di un popolo.

Se noi riusciremo a trasmettere ai giovani questo modo semplice ed onesto di leggere il mondo, forse non faremo solo proselitismo, ma svolgeremo una vera e propria opera educativa.

 

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