Editoriale
MARMOLÉDA N. 1 Marzo 2010 (43)
IL 60° VA IN ARCHIVIO: È STATO
UN SUCCESSO?
Il
sessantesimo è passato e va in archivio con la soddisfazione di coristi, ex
coristi, familiari e pubblico!
Ormai
è un ricordo, un bel ricordo, che alcuni, protagonisti e non, hanno voluto
“fotografare” ed immortalare sulle pagine di “Marmoléda” dedicate a
questo avvenimento del Coro Marmolada.
È
stato un successo?
Alla
domanda rispondo sicuramente in modo affermativo e non mi riferisco solo al
“clou” delle manifestazioni, cioè alla serata del 9 dicembre, ma a tutto
l’anno dedicato alla ricorrenza del sessantesimo del coro.
È
stato un anno particolare ed anche l’inizio lo è stato: ricordare tutti
coloro che non sono più fra noi e che hanno dato parte del loro tempo e del
loro impegno al coro è stato senz’altro doveroso ed anche un atto di
riconoscenza; oggi il coro è quello che è anche per merito loro.
Ma
tutto l’anno è stato particolare, dagli impegni più semplici e, a torto,
ritenuti meno importanti, a quelli più impegnativi soprattutto dal punto di
vista organizzativo da parte nostra. L’impegno artistico/musicale non è mai
mancato.
In
totale il 2009 ha visto il Coro Marmolada occupato in diciassette eventi che
vanno dai concerti alle rassegne ad altre partecipazioni ed in tutti, sia che si
cantasse in ambiente prestigioso, sotto tutti i punti di vista, sia in luoghi
meno blasonati e dalle caratteristiche acustiche non eccelse,
l’impegno e la partecipazione di tutti sono stati totali.
Una
tappa importante è stato l’evento del 30 maggio, il concerto/rassegna a San
Giovanni Evangelista
che ha visto, in particolare, la partecipazione dei bambini della
“Coral Vozes de Esperança” del “Bairro da Juventude” di Criciuma
(nostri ospiti a Venezia per quattro giorni); di queste giornate abbiamo tutti
un bellissimo ricordo che è rimasto concretizzato nella registrazione del
concerto dalla quale abbiamo ottenuto un CD.
Dopo
la pausa estiva è arrivato il periodo di preparazione al “grande concerto del
sessantesimo”, preparazione organizzativa e logistica, ma essenzialmente
artistico-corale; e qui non può mancare, anzi è più che doveroso, un
ringraziamento, “corale” e di cuore, a Claudio Favret
che ci ha fatto lavorare intensamente e senza pause, anche dopo i
concerti eseguiti in fase di avvicinamento: anche questi sono serviti come
preparazione ed allenamento. Si sa che per ottenere successo bisogna lavorare!
Al
“Concerto del 60°” siamo arrivati tutti molto tesi e questo, forse, è
stato quel qualcosa in più che il pubblico presente in sala ha riconosciuto ed
apprezzato. Arrivare rilassati ad un impegno così importante sarebbe stato
deleterio.
Allora
è stato veramente un successo?
Si,
lo ribadisco! Sotto tutti i punti di vista, anche per quanto riguarda la
presenza in sala: in un teatro che può ospitare circa novecento persone ce
n’erano oltre millecento! E questa è stata una “debacle” per i gestori
del teatro, costretti a chiudere anzitempo gli accessi al teatro, ma,
specularmene, un successo per il coro.
Desideriamo
scusarci con tutti coloro che, pur avendo diritto all’ingresso al teatro, si
sono trovati, giocoforza, esclusi dalla nostra festa.
Un
successo la doppia direzione, di Lucio e di Claudio,
ma anche il repertorio che in pochi canti ha raccontato la storia dei
sessant’anni di vita del coro. A Lucio, in particolare, un plauso per aver
saputo, nonostante le difficoltà per l’assenza forzata, condurre, con la
solita maestria, i “suoi” coristi nell’interpretazione dei diversi brani.
Un
successo la presenza di alcuni ex coristi, quelli che hanno voluto e potuto
partecipare per soli quattro canti; un successo per l’impegno che anche loro
hanno dimostrato nei due mesi di prove e, per questo, un ringraziamento è
dovuto anche a loro.
Anche
organizzativamente, merito dell’equipe guidata dal presidente Rolando Basso,
è andata molto bene: dalle bottiglie di ottimo vino personalizzate con
etichetta del “60°” alla produzione del CD “Canto senza età” il cui
utile, come già detto nei numeri precedenti di “Marmolèda” (ma è sempre
utile ripeterlo), è destinato ai bambini del Progetto Meninos frei Giorgio di
Peruibe (Colonia Venezia) e di Criciuma (Bairro da Juventude).
Un’ultima
considerazione, prima di passare tutto all’archivio ed alla “storia”, è
quella del pubblico calorosissimo; e non era un pubblico solo veneziano, quello
che noi chiamiamo il “nostro pubblico”, ma c’era chi veniva da fuori
Venezia -in
una serata infrasettimanale-, rappresentanti e amici di altri cori e chi per la
prima volta ascoltava della musica corale.