ANCHE I CORI… ‘TENGONO FAMIGLIA’!

(nell’occasione della pubblicazione del primo Bilancio Sociale 2007 della FENIARCO)

di Paolo Pietrobon

 

Forse non tutti sanno, o non hanno avuto occasione di sapere bene, che un coro, anche il nostro Coro Marmolada, non è un solitario gruppo di appassionati del canto, né un soggetto solamente culturale, ma anche e significativamente un organismo ed un’impresa di carattere sociale.

Proprio così. E non solo perché, fatto sul quale sempre insistiamo e che per noi tutti rimane importantissimo, cantare insieme è occasione privilegiata di amicizia e solidarietà tra noi e con gli altri, e portare il canto in mezzo alla gente è strumento di una straordinaria tessitura di comunicazione interpersonale e di memorie, così necessarie e gratificanti quando si tratta di ricercare e volere per la propria salute psicologica e sociale linguaggi e simboli cui agganciare il senso intimo e profondo dell’essere uomini e donne del nostro tempo e figli insieme dell’altro tempo, quello che ci precedette e che, quanto spesso, ci lusinga con le sensazioni di ‘buone cose sfiorite’ viste le difficoltà del doversi rapportare con l’oggi, e con le contraddizioni che ogni ‘oggi’ ha proposto alle generazioni del ‘presente’.

Infatti, se garantire rispetto e rilettura critica delle tradizioni di cui si compone ogni premessa del presente è attività lungimirante e nobile, tanto da essere sempre più accreditata quale consorella preziosa delle scienze storiche, sostenere tutto ciò con appropriate azioni progettuali, coerenti e diffuse manifestazioni collegate alla vita delle città e delle loro Amministrazioni ed adeguati strumenti di valutazione quantitativa e qualitativa resi di pubblico dominio con un’informazione proporzionata a questo nostro tempo in cui tutto e subito è e deve essere globale e mediatico, può mettere il nostro ‘felice e volontario’ impegno nella condizione di incidere sul disegno culturale del territorio, anche nazionale, ed accrescere così la consapevolezza e la responsabilità di Enti culturali ed amministrativi nel momento in cui scelgono gli indirizzi e le convenienze dei loro progetti culturali. Il che per noi significa non cedere unicamente al fascino (e al business) del ‘nuovo perché nuovo’, come se, nel ‘non nuovo’ e nel ‘classico’ fosse unicamente annidata la lanugine spelacchiata di un ‘ieri’ inutile e duro a morire.

E come possono i nostri cori, con i loro problemi di sopravvivenza anagrafica ed organizzativa, inserirsi in tanta e tale complessità?

Con le loro Associazioni, evidentemente, l’ASAC a livello veneto (Associazione per lo sviluppo delle attività corali), e la FENIARCO sul piano nazionale ( Federazione Nazionale Italiana delle Attività Regionali Corali): realtà di cui voglio qui dar conto ai nostri amici, se avranno la pazienza di conoscere anche questo aspetto davvero non minore del nostro lavoro, e che, nel 2007, hanno saputo dotarsi del loro primo BILANCIO SOCIALE dandone pubblica e qualificata informazione.

E VISTO CHE I NUMERI FANNO SOSTANZA ...

1.               A livello nazionale: 2309 cori, dei quali 295 nei capoluoghi e 2014 in altri comuni, con una ‘densità’ di 0,19 cori per 5000 abitanti. La coralità italiana (che non comprende solamente cori d’ispirazione popolare, né si limita ai cori iscritti alle nostre associazioni) permea di sè significativamente il territorio nazionale, soprattutto nei centri piccoli e medi, ma notevolmente pure nelle città più grandi. Peccato che informazione mediatica e promozionale, a caccia più che altro della ‘notizia effimera’, o delle performances ‘plebiscitarie’, con annessi e lussuriosi incassi e cachets, o degli eventi magari eccellenti ma di prestigio e diffusione tutto sommato elitari nel nostro paese, non se ne accorga più di tanto. Né si tratta di lamentela nostalgica o ‘settoriale’, poiché analoga obbligata quiescenza tocca a fenomeni importanti come il teatro ‘minore’ e regionale, o lo stesso melodramma, del quale, e dei suoi giovani protagonisti, è il solo Pippo Baudo, ammettiamolo volentieri, a preoccuparsi, nel vortice colloso della cosiddetta cultura ‘nazional-popolare’.

2.               Nel Veneto: 324 sono (dati 2007) i cori rappresentati, solo 5 dei quali presenti nel capoluogo, con una densità di 0,34 / 5000 abitanti. La nostra regione è al secondo posto per numero di cori rappresentati dopo la Lombardia (345), ma con una densità percentuale quasi doppia (0,34 / 0,18), d’altra parte ‘cede’ in percentuale a Trentino, Valle d’Aosta e Friuli Venezia Giulia (rispettivamente 1,51 / 1,23 / 1,21) per intuibili e note specificità geografiche e culturali di quelle regioni, legate a storie complesse e condizionate dalle posizioni ‘confinarie’ di esse, anche se colpisce il dato percentuale di altre regioni portatrici di analoga specificità (e non a caso oggi caratterizzate anch’esse da particolari statuti di autonomia politica ed istituzionale): la Sardegna con uno 0,18 e la Sicilia con uno 0,08. Scendendo all’articolazione interprovinciale veneta, risaltano i dati quantitativi di Vicenza e Treviso ( 90 e 55 cori), rispetto ai quali Venezia occupa una dignitosa terza posizione, con 49 cori rappresentati, e si segnalano variamente i dati percentuali: Venezia scende al quinto posto con uno 0,29, mentre si impongono Belluno e Vicenza (0,82 / 0,53), e lascia un po’ stupiti lo 0,20 della Padova del grande Malatesta ( provincia costituita da 104 comuni rispetto ai 121 di Vicenza ma ai 69 di Belluno e ai 44 della provincia veneziana. Troppo grande il carissimo Gianni?).

3.               Per quanto riguarda la Concertistica, non potendo allungarci troppo, fa piacere il fatto che tra le cose riportate nell’importante documento, la tradizionale ‘Venezia in Coro tra tutte’, sia inserita la ‘Rassegna di cori scolastici’ in S. Agnese a Venezia (5, 22, 28 Maggio 2007), progetto forse ‘ottimistico’, ma segnato da un gran lavoro, nostro in particolare, del ‘Marmolada’ insomma ( del sottoscritto, e di Rolando Basso, e di Toni Dittura, e di Claudio Favret), e per varie ragioni non sostenuto a sufficienza, senza che altro di rilevante sia poi avvenuto o avvenga se non per specifiche presenze in qualche scuola di singoli insegnanti. Utile qui ricordare, al di fuori dell’oggetto generale della presente analisi, che un intenso lavoro di alcuni di noi attorno all’ASAC veneta negli ultimi anni aveva messo in collegamento cori scolastici e direttori significativi, sia nella scuola primaria che nella secondaria superiore. Ricordo gli incontri più rilevanti e fortunati: quelli con il Coro del Liceo Benedetti e il Direttore Vincenzo Piani, e del Liceo Morosini col Direttore Ardolino, con gli studenti dell’ITIS Pacinotti, quelli dell’Istituto Cavanis, e infine, attorno all’impegno della Maestra Paola Talamini e all’ospitalità grande dell’Istituto Cavanis appunto, con numerosi cori delle materne e delle elementari di Mestre e Venezia.

4.               Ma nel Veneto si segnala anche l’organizzazione di corsi e seminari di formazione, tra tutti il ‘Corso residenziale di formazione e aggiornamento per Direttori’ di Mel (Belluno), il cui successo pluriennale molto si deve alla tenacia di Alessandro Raschi, attuale Presidente dell’ASAC, e, nella nostra Venezia, ancora per il prevalente nostro impegno nell’Associazione regionale, la realizzazione di un altro segmento del ‘Progetto scuola’: nelle Superiori di Portogruaro, con i Direttori Rudy Fantin e Francesco Zane.

5.              Ancora si impone, confacente per un’associazione di qualità e rango nazionale e regionale,  una particolare attenzione al patrimonio editoriale proprio: la rivista ‘Choraliter’, con l’obiettivo di coniugare il rigore tecnico con un approccio semplice e divulgativo alla conoscenza della pratica corale, fruibile anche per chi non ha eletto la musica a ragione della propria vita; e poi ‘Il respiro è già canto’, per la formazione tecnica specifica dei direttori di coro; e ‘Giro Giro Canto’, raccolta di canti corali per bambini e ragazzi, e molte altre; infine, nel Veneto, la pregevolissima ‘Musica Insieme’, che vuole, tra l’altro in una veste tipografica egregia, da riconoscere al lavoro del Consigliere Alessandro Cherubini, documentare il ‘fare’ e il ‘da farsi’ della coralità veneta … ed offrire ai cori associati una costante ed aggiornata proposta di crescita di repertorio.

E molte altre sono le informazioni preziose del Bilancio Sociale 2007 della nostra Associazione Nazionale. Ma può bastare, per averne conclusiva e pertinente stima, riportare alcuni passi delle note di presentazione del suo Presidente, il bravo Sante Fornasier: ‘il primo bilancio sociale di FENIARCO … anche strumento identitario e distintivo della coralità amatoriale italiana che permetta di dare una risposta concreta alla domanda su chi siamo, cosa facciamo e qual è il nostro valore aggiunto; … (perché) cantare in coro unisce generazioni diverse, supera le differenze sociali o etniche, getta un ponte tra formazioni professionali e culturali diverse … in tutti i casi è esperienza forte, che impronta di sè chi l’ha compiuta…(così) nell’incontro tra persone diverse, che devono trovare un equilibrio tra loro, il coro diventa palestra di tolleranza, responsabilità, democrazia … La Feniarco è dunque il luogo dove il patrimonio musicale corale viene studiato, approfondito, salvaguardato, dove i frutti di questo lavoro sono applicati alla ricerca e alla formazione…dove vengono promosse, organizzate e coordinate le iniziative delle associazioni regionali, rappresentandone le istanze presso le istituzioni italiane…’.

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