di
Sergio Piovesan
Ho
presenziato, nei giorni 9 e 10 maggio u.s., alla “2a Rassegna di vocalità
infantile”, che si è svolta a Venezia presso la Chiesa di Sant’Agnese,
organizzata dall’A.S.A.C. Veneto, in collaborazione con l’Istituto Cavanis.
Altre
volte avevo sentito e visto esibirsi cori di bambini, per lo più
occasionalmente e, quindi, non come questa volta dove ho avuto modo di ascoltare
ben cinque complessi, da quelli di una scuola materna a quelli dei più
grandicelli delle scuole elementari.
Parlare
bene dei bambini è cosa che può sembrare ovvia, però, in questo caso, mi
sembra sia veramente necessario: dire che tutti sono stati bravi è il minimo!
Tutti, anche quelli, soprattutto i più piccoli, che, cantando, guardavano da
tutt’altra parte o che si muovevano a tempo di musica in una danza naturale.
Bravi,
ed anche più impostati, i più grandi; tutti, e lo si notava bene, prendevano
molto seriamente l’esibizione.
Che
dire poi degli insegnanti? Eccezionali! Ci vuole, oltre alla competenza,
pazienza, molta pazienza, per gestire i cinquanta e più bambini dei diversi
complessi e portarli a buoni livelli musicali.
Tutto
bene? No, ovviamente. Cosa è che non funziona in queste rassegne? Il
rumoreggiare dei bambini? No! Ci sono altri che si muovono, che parlano e che
agitano le mani anche durante le esecuzioni: nonni e genitori! Bisognerebbe
escluderli da questi spettacoli.
Nella
fattispecie, oltre a quanto detto, c’era un padre che, durante l’esecuzione,
pur trovandosi a soli due metri dalla figlioletta, allungava le braccia e
portava la macchina fotografica digitale vicino alla faccia della stessa,
scattava più foto con la precedente illuminazione di rosso del soggetto. Un
altro, poi, dalla corporatura voluminosa, quello che in veneziano si definisce
un “armaron”, pur trovandosi al centro della chiesa, si alzava in piedi,
togliendo la visuale a che stava dietro, e vista la corporatura erano molti, per
azionare la telecamera.