I
miei colleghi del Coro Marmolada che torneranno senza di me in Brasile
tra poco proveranno la felicità del ‘ritorno’ tra amici e connazionali
che li attendono con entusiasmo ed emozione, perché così si attende chi porta
con sè il respiro e la voce dell’Italia amata e spesso non ancora conosciuta,
con l’opportunità di allungare un po’ quel clima di affetto e profonda
simpatia che nel precedente viaggio non era stato abbastanza goduto. E potranno
ancora ammirare il coraggio e la bravura dei nostri emigranti nel dare a quella
terra il meglio del loro pensiero e delle loro capacità organizzative e
produttive. Il “Brasile degli Italiani”, insomma.
Non
solo questo colpirà la loro attenzione e chiederà loro partecipazione e
condivisione: ad esempio, come già il Coro Marmolada fa per i bimbi ed i
sostenitori della splendida avventura solidaristica di Padre Giorgio Callegari a
Peruibe, le centinaia di bambini ospitati e cresciuti nella liberazione dalla
fame atavica e nella rincorsa difficile di una dignità anche a loro spettante,
dal primo anno di età allo sbocco di una professione (quando tutto ve bene),
nel Bairro de juventude di Padre Vincenzo Lumetta, nella fiorente Criciuma.
Poi,
laddove i limiti protetti o ‘sicuri’ cessano, nel centro città delle
megalopoli oppure nelle stesse città minori, l’occhio ed il cuore, se sinceri
e non viziati dai luoghi comuni, conosceranno il dramma totale, la tragedia
senza riparo di tanta umanità rimasta estranea ed esclusa dallo sviluppo
ansioso di un enorme paese dalle contraddizioni straordinarie e dalle
altrettanto straordinarie risorse umane e naturali, le quali potranno davvero,
nelle mani e nei pensieri del nuovo gruppo dirigente del Brasile, assicurare a
quel paese l’autonomia ed il progresso civile ed economico che esso si merita.
Basti pensare al nuovo ruolo internazionale conquistato dal Brasile intorno ai
propri problemi di sviluppo e crescita, e insieme di sostenibilità ambientale,
in un paese le cui dimensioni s’avvicinano a quelle di un continente e i cui
problemi rappresentano i problemi e le sfide di un futuro problematico per tutti
noi, fino a farne un termometro sensibilissimo ed affidabile per l’intero
pianeta.
E
potranno conoscere infine la speranza di chi, nato e travolto senza colpa dalla
marginalità sociale, nella favèla dove i piccoli giocano nell’acqua
avvelenata e la violenza è parte del quotidiano, soprattutto per bambini e
donne,
si aggrappa al sorriso e alla fedeltà di un piccolo prete, certo solo
del dovere di porre riparo al male che non può essere negato.
Allora, abbracciate per me Padre Lumetta, amici, e, per lui, la piccola Joanina, e i suoi bimbi, che vivono aggrappati alla sua infanzia non vissuta. Felice viaggio, ed un abbraccio sincero a tutti gli Italiani.