In
Brasile non solo canto: anche cielo stellato e luci!
di Lucio Giovanni
SOBRADINHO
A
Sobradinho è in programma un concerto nella chiesa di “Nossa Senhora dos
Navigantes”.
Arriviamo
nel tardo pomeriggio. Non c’è corrente elettrica.
Neanche
quando ci presentiamo in divisa davanti alla chiesa.
Aspettiamo.
Ballarin ne approfitta per fare delle foto.
Osserviamo
dei volontari che lì accanto stanno costruendo la capanna dove collocare la
rappresentazione della Natività.
Lavorano
a torso nudo, madidi di sudore….
Già,
a Natale in Brasile è estate.
Intanto
la chiesa si riempie di persone, molte con vestiti eleganti.
Evidentemente
il nostro concerto è un avvenimento importante, ci sentiamo onorati e ci
prepariamo a dare il meglio. Non appena arriverà la corrente.
Ma
fa buio e la corrente non arriva.
Il
presidente della locale associazione ha allora una geniale idea: si raccolgano
tutte le candele e i ceri disponibili e si dispongano su ogni altare; si canterà
al lume di candela.
Nell’attesa,
io sto con qualche altro corista all’esterno della sacrestia.
Guardo
in alto. Che spettacolo di cielo stellato!
Lo
faccio notare a chi mi è accanto; condivide la mia meraviglia.
Ma
poi comincia la ricerca delle costellazioni, in particolare della “Croce del
sud”.
Vedete
quelle tre stelle là sul piano orizzontale e le altre cinque o sei, meno
evidenti e allineate verso l’alto, che intersecano altre stelle più luminose
ancora disposte orizzontalmente? Ecco, quella è la “Croce del sud”.
E
quella lì più a destra è invece la costellazione di ...
Non
sono, nella circostanza, interessato ai nomi delle costellazioni.
Mi
affascina la vista del cielo stellato; così tante stelle in un solo sguardo non
sono più visibili dalle nostre città irrimediabilmente inquinate da
irrazionali e spesso inutili illuminazioni.
Mi
allontano dal gruppetto quanto basta per non udirne più le voci e guardo il
vasto cielo in alto e davanti, ché niente si frappone fra me e la linea scura
dell’orizzonte disegnato in lontananza dal profilo delle colline.
Lassù
tutto è un trionfo, un miracolo, qui lo stormire delle foglie, il canto dei
grilli e, lontano, l’abbaiare di un cane.
Rivivo
nell’animo un senso di immensità, lo stesso di tre anni addietro quando,
sempre in Brasile col “Marmolada”, durante un trasferimento notturno in
pullman ci fermammo proprio in cima ad una collina, non ricordo per quale
ragione, e, messi i piedi a terra, guardai il cielo.
Era
dall’infanzia che non vedevo così tante stelle in alto e tutto intorno, in un
colpo d’occhio non interrotto da ciminiere, tralicci, palazzoni o altro ma
solo giù in fondo delimitato, incorniciato dalla foresta brasiliana.
In
quella oscurità il mio pensiero si smarriva, e si smarrisce ora, nella
contemplazione.
E,
come allora, ho ancora una volta la strana e fantastica sensazione di trovarmi
“appena un poco” al di sotto dello scenario che sto ammirando.
E
mi si riaffacciano alla mente le stesse domande.
“Ma
davvero tutto questo ha avuto origine da una “grande esplosione” avvenuta
circa quattordici miliardi di anni fa?
E
chi governa questa affascinante ed eterna infinità di luci? Il caso, le leggi
della fisica, dell’astrofisica o altre circostanze non da tutti chiaramente
intelligibili?
O
Qualcuno non ha invece, e per davvero, creato un così grande splendore e, lì
accomodatosi nella sua gloriosa onnipotenza, offre ogni notte ai nostri occhi
questa esplosione di luce trascendente?”
Giovanni!
Dov’è finito?.
Ah,
eccolo che arriva. Sempre l’ultimo vero?
Dai
che inizia il concerto!
Si
entra dai primi della seconda fila… Torno
“corista” e a Sobradinho, in una chiesa illuminata da ceri e candele, canto
con particolare emozione le cante di Natale, le cante che narrano di Lui fattosi
uno di noi.
CRICIUMA
Assieme
agli altri cori partecipanti al Festival, abbiamo cenato al ristorante
“Mirante” posto in cima ad una collina.
E’
tarda notte e la città di Criciuma appare giù nella vallata in un’apoteosi
di luci. Lunghe file di lampioni che disegnano strade che sembrano non finire
mai, insegne, semafori, finestre di alti edifici illuminate, alberi di Natale di
ogni dimensione in uno splendore di luci colorate ne fanno un colpo d’occhio
eccezionale, senz’altro raro per chi vive in pianura.
Sto
godendo lo spettacolo da solo, affacciato ad un’ampia finestra.
Per
indole, io cerco sempre qualcuno col quale condividere le mie emozioni.
Mi
passa giusto accanto un altro corista del “Marmolada”.
Gli
dico: guarda che meraviglia!
Te
lo sogni, ce lo sogniamo un tale spettacolo giù in pianura, a casa nostra.
Butta
un’occhiata distratta e mi risponde “non mi dice niente; chi vive a Venezia
ha già tutto: arte, storia, paesaggi, niente regge il confronto, niente può
esservi paragonato”.
E
si allontana.
Io
resto ... di guano.
Ché
non intendevo sollecitare paragoni di alcun genere.
E
concludo che, evidentemente, la congenita tendenza a cercare di sintonizzare
altre persone sulle mie emozioni è inversamente proporzionale alla mia capacità
di coinvolgerle.
Pazienza
...
Però
Criciuma, città di circa 200 mila abitanti, vista dal ristorante “Mirante”
in una chiara notte d’estate brasiliana, ho poi constatato, era apparsa anche
a molti altri coristi quale effettivamente si presenta: una grande, splendida,
spettacolare distesa di luci, una meraviglia, una suggestione.