LUGANO
LATINA: lanima veneta fra mito e storia.
Divagazioni di un viaggiatore curioso
di Paolo Pietrobon
Questautunno dalle
imperscrutabili bizze climatiche ha riservato al Coro Marmolada
due tournées di autentica suggestione, vere esplorazioni,
impreviste e perciò fascinose, dello straordinario dipanarsi,
nel mito e nella storia, dellanima veneta.
Certo
non sono mancate laccoglienza generosa e puntuale
riservataci dagli amici del Coro delle cime di Lugano e
del complesso dellANA di Latina; una festosità ed una
convivialità gustosissime, in ogni senso; la capacità di
condurci per mano, con competenza, nel tessuto storico ed urbano
dei loro territori. Così come forti emozioni ci sono state
regalate dal coinvolgimento e dalla gioia del pubblico nei
concerti, dal fatto di esibirci nellimportante Teatro
DAnnunzio di Latina, dallinsistita
ammirazione manifestata nei nostri confronti dagli amici di quei
cori, cori per altro di convincente spessore tecnico e culturale.
Tutte
cose che abbiamo tentato a nostra volta di ricambiare quando
furono loro a farci visita a Venezia, e per le quali vogliamo
anche qui esprimere gratitudine ed ammirazione.
Ma
.
I
tagiapièra de Caròna
Nel
1454, con la Pace di Lodi, la potenza di Venezia, governata con
determinazione ed astuzia dal Doge Francesco Foscari, estende il
suo dominio fino al fiume Adda, dopo una guerra senza quartiere
dichiarata al Ducato lombardo di Filippo Maria Visconti. E la
città, ormai stato italiano di primaria importanza, va di sè
completando, senza risparmio di risorse e rivolgendosi ai
migliori artisti allora conosciuti, immagine culturale e
struttura architettonica.
Quante volte siamo stati abbagliati dallo
sfarzo dei marmi della Chiesa dei Miracoli, o dalla eleganza
ornata di Palazzo
Dario,
o dellAtrio esterno della Scuola Grande di S.Giovanni
Evangelista! Qualcuno forse ricorda che furono i Lombardo a
firmare tali capolavori, o, meglio, la famiglia dei Solàri,
Pietro, Antonio e Tullio, lombardi appunto, come molti altri,
originari di
Caròna! Caròna, lindo borgo appollaiato sul
promontorio che divide nel bel mezzo proprio il Lago di Lugano, e
che, insieme a Morcòte, a Porto Ceresio, costituisce la
costellazione di insediamenti che vi insistono luminose e
salutevoli
Erano
presenza soverchiante a Venezia i lapicìdi lombardi, al
punto da spingere l Arte dei tagiapièra locali
a pretendere dal Governo della Serenissima misure di protezione:
ma non erano solo cesellatori ed intagliatori di pietre e marmi.
Basta osservare la facciata di S. Michele in Isola, ormai
annunciatrice del nuovo Rinascimento approdato anche a Venezia, o
linterno e la facciata monumentali di S. Zaccaria, o la
Scalèa, ancora, della Scuola di S. Giovanni Evangelista, o S.
Maria Formosa, e Palazzo Vendramin Calergi, e le Procuratie
Vecchie
Mauro
Coducci ne fu lartefice e geniale ideatore, bergamasco, e
bergamaschi sono i Bon, padre e figlio, alla testa dei
tagiapièra che nel 1438 danno vita al gioiello della Porta della
Carta, incastonata tra la Basilica doro ed il Palazzo
Ducale.
Non
è straordinario questo intreccio tra il mito della
potente Serenissima e lartigianato tenace, coltivato
di generazione in generazione da quegli uomini di monte e di
valle, avvezzi ad affidare alle proprie mani e ai propri
scalpelli la sopravvivenza e, forse, ambizioni e visioni
alternative di mondo e di relazioni umane? mondo e relazioni che
lormai vicinissima e potente Venezia garantiva e
prometteva?
Noi
a due passi da Caròna eravamo con i nostri canti, con i
discendenti di quei cesellatori abbiamo cantato nella nuova
Lugano: e a me piaceva in quei momenti immaginare di
percorrere, fianco a fianco con i veneziani antichi e gli
orgogliosi caronési, una larga strada di chiari maségni
la strada che tracciava, allora davvero rilevantissima, tra
Venezia , le Alpi, lIsonzo, lIstria, lAdda ed
il Po la prefigurazione di una moderna statualità
. Ma
.
Gli
approdi degli eroi
Come recato ebbe il dì terzo lalba,
io, presa lasta ed il pungente brando,
rapidamente
andai sovra unaltezza, se duomo io vedessi opra, o
voce udissi. Fermato il pié su la scoscesa cima,
scorsi un fumo salir d infra una selva
di querce annose, che in un vasto piano
di Circe alla magion sorgeano intorno
(Omero,
Odissea, Libro X, vv. 189-196 )
Un
po tutti ricordiamo lo straordinario racconto del ritorno
di Ulisse da Troia, sconfitta e data al fuoco dai Greci. Qui
leroe racconta al Re Alcinoo, che gli ha dato ospitalità,
larrivo alla dimora delle maga Circe
al Circeo,
appunto! Chissà se leroe di Itaca proprio dal sito attuale
delle rovine del tempio di Giove Anxur, sopra Terracina, cercasse
di scoprire le insidie e le opportunità di quei luoghi
inesplorati! E in effetti noi stessi abbiamo goduto da lassù di
una veduta estesissima, potendo con facilità immaginarne ogni
approdo, dalla terra della Sibilla (Cuma) al Lazio e alla
desideratissima piana del Tevere, puntando alla quale anche Enea,
il progenitore della secolare vicenda storica di Roma nel
racconto che ne fa Virgilio nellEneide, egli pure
proveniente da Troia distrutta, ma troiano, conosce e sfiora il
promontorio Circello.
Da
questangolo dItalia insomma ebbero origine grandi
eventi e, se lesistenza di Circe è mito, la romanità è
storia grande, e ad essa contribuirono indubbiamente testimoni ed
attori laggiù venuti da precedenti esperienze e civiltà.
Che
ha a che fare con noi veneti tutto ciò?
A
parte i grandi ragionamenti storici, mi piace qui ricordare la
sensazione di forte familiarità provata nel percorrere gli
itinerari della bonifica pontina.
Le
case, i fondi rustici, le canalizzazioni, le piccole chiese, le
strutture essenziali per una vita comunitaria collocate a
presidio e riferimento di ciascuna area di bonifica: tutto sapeva
di veneto, della nostra cultura contadina, dellabilità
secolare con cui i nostri avi costruirono Venezia su acqua e
fango, arginarono fiumi e lagune, resero feconde le terre più
povere. E la bonifica pontina -strumentalizzazioni del regime
fascista a parte- fu cosa epica: solo per essa quel territorio
baciato dalla storia può ben vivere avendo sconfitte malaria e
povertà; e ad essa furono dedicati da tantissimi veneti speranze
e grandi fatiche.
Perciò
appunto quella gente ha il Veneto nel cuore, nelle canzoni,
nellimmaginario familiare e nelle emozioni individuali, per
questo ci accoglievano come si accolgono persone che si amano,
con le quali si intravede una comunanza di provenienze e
prospettive.
Le
anguàne di Ninfa
Lultima
annotazione del curioso viaggiatore si riferisce allo splendido
giardino romantico di Ninfa.
A
pochi chilometri da Latina, protetto dai monti Lepini e dal mare
vicinissimo, microclima straordinario dacque fluenti ed
imponenti arborescenze, Ninfa ti scaraventa dun tratto in
un paesaggio fatato di fioriture che vincono le stagioni, di
pietre che parlano ancora di bellezza, darmonia, di sogno;
con quellacqua verde di folte alghe, ondivaghe senza posa
per la corrente che le accarezza, incanalate sapientemente a
racchiudere tuttintera una dimensione di freschezza totale
ed infinita, di lumi nosa essenzialità.
Davvero
catturato da così vivide fluorescenze che sembravano
sontuosamente vestire misteriosi pulsioni vitali, mi soffermavo
ad osservare, quasi ascoltando, le verdi sinuosità, e senza
fatica ritrovavo le voci senza suono, i corpi senza materia, il
fascino ambiguo delle anguàne, le divinità dei fiumi e
dei laghi racchiusi fra i nostri monti, parvenze misteriche di
tutto quanto identifica per eccellenza trasparenza ed
inafferrabilità: talora simboli e segni delle percezioni
erotiche e sensitive delluomo, altre volte conferma e
rappresentazione del sentimento di cura e devozione
tradizionalmente accreditato a riferimento femminile.
Ninfa, Norma, Circèo, Terracina, Anxur, e poi Morcòte, Caròna una piacevolissima traversata fra emozioni ed incontri, fantasmi ed evocazioni, atmosfere gratificanti ed effervescente umanità.