CANTARE
È ANCHE… “MEDICINA”?
di
Mario De Luca
Devo
ammetterlo, l'occasione di scrivere su “Marmoléda” diventa opportunità di
comunicare a tutti una gioia.
Mi
ripeterò nei miei scritti, ma spero sempre che l’esternazione di questi miei
pensieri possa coinvolgere qualcuno e, magari, convincerlo a farsi avanti.
L'unico
rimpianto che ho è di non aver intrapreso prima questa avventura; ho perso un
pezzo di storia del Marmolada, ma più che del coro, ho perso un pezzo della
vita di quelle meravigliose persone che ne fanno parte.
Ho
scritto una volta che sono un tipo fuori dagli schemi della gioventù d'oggi e
della mia età; infatti continuo ad ascoltare chi canta in coro, anche di generi
diversi, e proprio in questi giorni ho ascoltato dei cori della Sardegna.
Si
resta stupefatti su cosa un gruppo di voci sia in grado di fare: il calore, la
sonorità di certi vocalizzi, lasciano senza respiro.
E
ci si stupisce anche sul come l'ascoltar certe “cante” condizioni l'umore...
e si possa scaricare accumuli di stress ricaricandoci.
Il
canto è una medicina, un ottimo modo per rilassarsi, per sentirsi vivi, felici
e carichi, tanto da voler coinvolgere altri in questa gioia.
Cantare
poi a Natale fa riscoprire quei valori che il quotidiano distorce perché la
voglia consumistica riempie di fumo e toglie quel velo magico che vive ancora
solo chi è tanto piccolo e non è stato drogato dalla corsa ai regali, o in chi
è molto adulto.
Un magico Natale a tutti.