MARMOLÉDA - Periodico dell'Associazione Culturale Coro Marmolada di Venezia Dicembre 2021 - Anno 23 - N.2 (87) |
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“Le due bandiere” – Storia e ricostruzione di un canto di Sergio Piovesan
Questa situazione rendeva difficoltosa la vita di tutti i giorni e non tutto i profughi potevano avere, come, ad esempio lo stesso Zardini annota in una sua lettera la mancanza di carta da musica. In quel periodo corrispondeva con alcuni suoi amici, anche con quelli che erano militari. Uno di questi era l’ing, Luigi Faleschini, di Pontebba, che gli chiese, almeno dal tenore della risposta, un canto patriottico da far cantare ai militari.
Zardini aveva sottomano i versi di un altro suo amico, il maestro
Giovanni Brisinello, e li ritenne adatti per un inno da far cantare da
un coro. Però, E di seguito trascrive, per l’amico, le due quartine sotto i due pentagrammi impostati manualmente, appunto per mancanza di carta da musica, che si vedono nella lettera (vedi foto 1 e 2) la cui trascrizione in chiaro si trova alla nota n. [1]). In un’altra lettera, indirizzata all’amico Andrea Barbini, anche questo militare e in zona di guerra, il 17 maggio 1916 scrive, fra l’altro, in un “post scriptum” “…Questo è del maestro Brisinello, l’ho musicata e si canta nuovamente il 24 corrente a Tolmezzo per desiderio espresso di sua ecc. il Gen. Bennato. Viva viva il tricolor e…. continua con altre quattro quartine, sempre del medesimo motivo. Mandi”. Queste quartine non sono mai state ritrovate. Dai pentagrammi della lettera e rovinandomi gli occhi, usando anche la lente d’ingrandimento (non potevo ingrandire troppo le immagini sul “computer” perché si sgranavano), sono riuscito a ricostruire il canto (vedi foto n.3 a fine articolo dopo e note) che parte con uno squillo di tromba in Do, cosa quest’ultima consona allo Zardini perché, ricordo, già autodidatta alla cornetta, durante il servizio militare fu prima tromba nella banda del suo reggimento e dopo essere stato mandato a studiare ad Alessandria e al Conservatorio di Pesaro divenne direttore della banda. Quando poi nel 1902 fu congedato tornò a Pontebba dove istituì la banda ed il coro paesani. [1] Testo in chiaro della lettera inviata all’amico Ing. Luigi Faleschini: “Moggio Udinese, lì 10 agosto 1916 Carissimo Luigi, rispondo subito alla graditissima tua di quest’oggi notificandoti che sono spiacente [di non] poter appagare al tuo desiderio e ciò perché nel precipitoso abbandono della nostra povera Pontebba lasciai colà ogni cosa, ed essendo attualmente occupatissimo nei lavori d’ufficio, il tempo del quale possa disporre è limitato, mentre per la rinnovazione di spartiti mi occorerebbero dell’intere giornate. Potrò se lo desideri, e ciò non appena mi arriverà la carta, farti avere l’inno Le due bandiere il quale è di ottimo effetto in special modo se cantato dal coro. Le parole abbenché non sieno d’uno stile elevato, sono però di sentimento altamente italico e di odio verso i crucchi. Trascrivo qui due quartine che vedrai se incontreranno l’approvazione dei tuoi compagni d’armi.
Viva, viva il tricolore Sacro simbolo d’amore Di speranza gloria e fé Tutti pregi ha con se. Il vessillo tricolore È il vessillo dell’amore Sempre uniti ci terrà Finché l’Austria morte avrà.
Morte morte al giallo nero Ch’è color del cimitero Perché ovunque sventolò Morte e stragi seminò. La bandiera giallo nera È bandiera da galera Mercé l’italo valor Sparirà con disonor.
Le parole sono del maestro Brisinello, le scrisse quest’anno nell’occasione della festa pro profughi poveri “pontebbani”. Qui ottenne un clamoroso successo, ma come tutte le mie cose qui si fa e qui resta ed abbenché se qualche composizione è destinata alla popolarità da questo paese è molto difficile ottenere soddisfazioni che elevino […] e ciò ne è prova lo scioglimento della banda e quel che è peggio la soppressione dello stipendio e questo sia detto ad onor del vero, non per volontà della generalità della popolazione, ma bensì invero per quell’uno o due che tu perfettamente conosci e che tra l’altro non appartengono a Pontebba. Restiamo quindi intesi, se ciò esposto è di tuo gradimento e m’assicuri che l’esecuzione verrà fatta mediante coro, mi metterò all’opera, caso contrario […] ricordo ti scriverò la Derna. Con i migliori auguri di buon soldato e ricambiandoti ai saluti credimi tuo amico, Arturo Zardini
P.S.-Ricambio ai cordialissimi auguri dei tuoi compagni d’arme. Mandi.
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