di
Cecilia Pastrello
Quando
qualche mese fa ho ascoltato l’ultima canta del repertorio del Marmolada, M’HANNO
FATTO BURATTINO, di getto me ne sono uscita con una esclamazione: “che
bella!
Ma
come è cambiato da quando, tanti anni fa, Angelo ha cominciato a cantare nel
Marmolada, e ancora prima quando con i miei amici ci si fermava alla sera nei
rifugi o nei bivacchi e ci facevamo compagnia chiacchierando e cantando.
C’erano
i canti degli alpini, tristi e profondi, le dolci villotte, i racconti di
corteggiamenti o le storielle con i doppi sensi. Tutto questo non ci apparteneva
più, in fondo i tempi della guerra si allontanavano e la mia generazione era
passata attraverso il 68 e il femminismo.
Ricordo
con piacere quando ascoltai dal Coro Marmolada canzoni “diverse”, almeno per
me; ed ecco allora ALAKIAZ PARTZER SAR A, canto in
lingua armena, e chiudendo gli occhi mi trovavo in Sardegna a contare
pecore con SA BRUNEDDA, e ancora in giro per la
barena, dal trasto alla sentina, con una guida speciale, el Nane Barcherote ma
che confusione nella mia mente, attraverso quali passaggi eravamo arrivati
adesso ad ascoltare la storia di un burattino contestatore?
L’occasione
per mettere in ordine tutti i miei pensieri è arrivata puntuale con la serata
al Teatro Malibran per festeggiare il 60° compleanno del coro, il programma è
stato studiato proprio per far capire questo, come pian piano siamo passati da
cante semplici e classiche ad altre più elaborate e con i più disparati temi,
non più solo canti di montagna.
E
così nei concerti di adesso possiamo ascoltare questo e quello a seconda delle
occasioni e dei momenti, arricchendo di cultura chi ascolta e chi canta, e si
viene trasportati dal Friuli all’Abruzzo, si va dalla Francia fino al Brasile.
Se
poi ascoltiamo con attenzione anche le attuali presentazioni delle “cante”
è ancora meglio; Sergio dopo accurate ricerche, ci fa partecipi dei risultati
ottenuti.