Collochiamo
in prima pagina questi “pensieri” di un allievo corista proprio perché ci
sembra che, quanto esposto, sia l’essenza di quello che tutti noi, anche da
molti anni, tentiamo di esprimere.
Qualcuno
potrebbe pensare che mi sia fatto prendere un po' la mano ora.... ma, il vivere
certe emozioni fa venir voglia di coinvolgere altre persone; anche chi il coro
lo vede da esterno leggendo tra le righe di “Marmoléda”.
Il passare
degli anni fa perdere un poco della propria sensibilità nel cogliere certi
momenti e soprattutto il condividere nella quotidianità certi eventi, come le
prove del coro, può, per alcuni aspetti, far passare come secondari alcuni
eventi apparentemente poco emozionanti.
Più vivo
questi momenti e più cerco di fissare questi eventi per una mia memoria
storica.
Per la mia
età mi sono perso una parte della storia del coro e, solo osservando i coristi,
cogliendo gli scambi di parole, le esperienze vissute, l'amicizia che si è
instaurata tra loro, posso cercare di farmi una memoria storica del coro.
Soprattutto sentendoli.
Mi
dispiacerebbe perdere quest’aspetto del coro ed il fatto di ricavarne alcune
riflessioni è anche un modo per fissare queste sensazioni.
Durante
quella prova sembrava d'esser davanti ad un genitore (scusatemi l'utilizzo di
gerghi in questo momento a me familiari) in attesa dell'esame del figlio;
c’era tutta l'apprensione per la riuscita di un concerto di fronte a degli
amici, amici con i quali immagino anche molti
coristi, saranno cresciuti e diventati adulti, accomunati tutti dalla
stessa passione per la montagna; l'aspettarsi sempre, da chi si è cresciuto, il
massimo in ogni momento.
E,
perdonatemi se mi ripeto, poi le attese vengono sempre ricompensate dai
resoconti delle serate passate, quando si scopre che questo "figlio"
ha saputo
far fronte
dando sempre il meglio di sè, perché se c'è un aspetto nascosto che accomuna
tutti i coristi del “Marmolada”, e che nessuno esterna, è il voler
trasmettere emozioni nelle ‘cante’ nel modo da sempre insegnato da chi ha
dato tutto se stesso per loro.
Quindi,
anche in questo "rimprovero" fatto in modo paterno, ho potuto cogliere
un pezzo della storia vissuta dal “Marmolada”, che invidio per l'emozione
che racchiude, e che oggi riporto perché resti nella memoria mia e di chi
leggerà questo appunto.
Mario de Luca