Collochiamo in prima pagina questi “pensieri” di un allievo corista proprio perché ci sembra che, quanto esposto, sia l’essenza di quello che tutti noi, anche da molti anni, tentiamo di esprimere.

Pensieri in libertà

Qualcuno potrebbe pensare che mi sia fatto prendere un po' la mano ora.... ma, il vivere certe emozioni fa venir voglia di coinvolgere altre persone; anche chi il coro lo vede da esterno leggendo tra le righe di “Marmoléda”.

Il passare degli anni fa perdere un poco della propria sensibilità nel cogliere certi momenti e soprattutto il condividere nella quotidianità certi eventi, come le prove del coro, può, per alcuni aspetti, far passare come secondari alcuni eventi apparentemente poco emozionanti.

Più vivo questi momenti e più cerco di fissare questi eventi per una mia memoria storica.

Per la mia età mi sono perso una parte della storia del coro e, solo osservando i coristi, cogliendo gli scambi di parole, le esperienze vissute, l'amicizia che si è instaurata tra loro, posso cercare di farmi una memoria storica del coro. Soprattutto sentendoli.

Mi dispiacerebbe perdere quest’aspetto del coro ed il fatto di ricavarne alcune riflessioni è anche un modo per fissare queste sensazioni.

L'occasione mi è stata data da una delle recenti prove, vedendo il rientro del maestro Lucio ed il suo modo di infervorarsi quando fra i coristi veniva a cadere un po' dell’attenzione: come quando disse che era un peccato se si perdeva la memoria di come siano nate le cante e su quanto egli avesse dato per il coro affinché diventasse la formazione che oggi è, e a ragione, penso io, su quanto si sia riusciti, grazie alle voci di tutti i coristi, a far del “Marmolada” un Coro che oggi possa vantarsi d'esser uno tra i più importanti, impegnati e rinomati d'Italia nel genere delle canzoni popolari e di montagna.

Durante quella prova sembrava d'esser davanti ad un genitore (scusatemi l'utilizzo di gerghi in questo momento a me familiari) in attesa dell'esame del figlio; c’era tutta l'apprensione per la riuscita di un concerto di fronte a degli amici, amici con i quali immagino anche molti  coristi, saranno cresciuti e diventati adulti, accomunati tutti dalla stessa passione per la montagna; l'aspettarsi sempre, da chi si è cresciuto, il massimo in ogni momento.

E, perdonatemi se mi ripeto, poi le attese vengono sempre ricompensate dai resoconti delle serate passate, quando si scopre che questo "figlio" ha saputo

far fronte dando sempre il meglio di sè, perché se c'è un aspetto nascosto che accomuna tutti i coristi del “Marmolada”, e che nessuno esterna, è il voler trasmettere emozioni nelle ‘cante’ nel modo da sempre insegnato da chi ha dato tutto se stesso per loro.

Quindi, anche in questo "rimprovero" fatto in modo paterno, ho potuto cogliere un pezzo della storia vissuta dal “Marmolada”, che invidio per l'emozione che racchiude, e che oggi riporto perché resti nella memoria mia e di chi leggerà questo appunto.

Mario de Luca

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