SABATO 27 MARZO 2004 CHIESA DI S. GIACOMO DELL’ ORIO

" Il Coro Marmolada impegna i Concerti del suo cinquantacinquesimo anniversario a favore dei meninos di Frei Giorgio "

di Paolo Pietrobon

Non poteva cominciare meglio il nostro cinquantacinquesimo anno di attività, e Lucio Finco non poteva avere proposta più convincente per conferire anche a questo anniversario un’importante cornice etica e culturale, oltreché musicale, forse ancor prima che musicale: finalizzare il lavoro di un anno ad obiettivi di solidarietà.

Tutti noi l’abbiamo accolta con entusiasmo ed impegno, e a quel punto è diventato naturale recepire il suggerimento dell’amico Stefano, "medico di bordo", ed indirizzare tale solidarietà ad un grande e problematico paese, quel Brasile in cui siamo stati, ospiti e protagonisti, lo scorso anno, ma che presenta altro e più terribile volto, quello della povertà, dell’abbandono di tante persone, soprattutto bambini, ad una esistenza di marginalità, se non miseria, fisica e morale.

Stimolante immaginare quale storia vada intrecciandosi tra il Marmolada ed il Brasile: intanto, almeno personalmente, il Concerto di S.Giacomo mi offre l’opportunità di pensare e scrivere con maggior realismo di quanto non abbia fatto di ritorno da Rio Grande do Sul, il "Brasile degli Italiani", sul più grande paese sudamericano, di ribadire consapevolmente che l’avvicinamento a tutto ciò che il Brasile è e rappresenta nel mondo che conosciamo comporta un dovere di conoscenza e partecipazione: conoscenza di una storia di colonizzazioni crudeli ed alienanti; partecipazione alle contraddizioni aspre di un popolo e di un governo in bilico tra la cronicità di uno sviluppo distorto ed iniquo e lo sforzo titanico di ridare al paese autostima ed autonomia, tutto ciò che i tanti riformismi colà sperimentati non hanno saputo portare a buon esito, ad ogni loro fallimento od esaurimento consegnando il paese a sbocchi autoritari, quasi sempre recanti il volto -quanto radicato e ricorrente nella storia recente dell’America Latina!- di dittature militari.

Utile conoscere, a questo proposito, dalla voce degli Amici della Colonia Venezia di Peruibe e del Comitato veneziano Arco Acuto l’itinerario di Padre Giorgio Callegari, Frei Giorgio, iniziatore e colonna portante di quanto laggiù si va facendo da molti per aiutare la transizione brasiliana con il contributo di qualificate e tenaci forze di volontariato: "…dal 1966 in Brasile, viene ordinato sacerdote in S.Paolo nel 1971 e subito impegnato, con i Domenicani, a fianco dei più poveri ed emarginati. Sono gli anni ’70, in cui in Brasile si consolida la dittatura militare e la repressione colpisce tutti i settori della società, a cominciare da chiunque lotti per l’emancipazione delle classi più povere contro le profonde ingiustizie economiche e sociali e per il ritorno alla democrazia. Sono anche gli anni post-conciliari, che animano i cristiani dell’America Latina nella ricerca di nuove strade verso la pace e la giustizia. I Domenicani brasiliani pagano duramente il loro impegno religioso e sociale, e molti di essi, tra cui Padre Giorgio, sono perseguitati, incarcerati e torturati dalla Polizia del regime. Padre Giorgio viene espulso dal Brasile, ma continua il suo impegno in altri paesi (Bolivia, Perù, Nicaragua, Messico, Panama, Costarica), con rientri clandestini in Brasile. Caduta la Dittatura, è di nuovo a S.Paolo, in una Parrocchia di 100000 persone, in gran parte abitanti in favelas. Dedicherà poi il suo impegno alle attività del Centro Ecumenico de Publicaçoes e estudios, della Colonia Venezia, della Scuola Agro-Ecologica…"(1).

Il Concerto, nell’antica Chiesa di S.Giacomo dell’Orio, è riuscito davvero proporzionato a tanto obiettivo e a tanta tensione culturale: folto e concentrato il pubblico, facile e fluido quasi sempre il nostro cantare, suggestiva ancora una volta (ma può non essere così a Venezia?) la scenografia che ci ospitava tutti, e che io insistevo ad identificare simbolicamente nello splendido soffitto a caréna di nave, che ci sovrastava, elegante ed allusivo, quasi un generoso mantello steso a protezione di quei bimbi, e di chiunque nel mondaccio che ci tocca vivere aspira a ciò che si possa ritenere e pretendere più giusto, più sincero, più rispettoso di ciascun vivente, per ciò stesso più democratico.

Un qualcosa che non può non risiedere in ciò che ogni persona deve fare e volere che si faccia, e che abbiamo con convinzione cantato quella sera, affinché davvero appartengano ad ogni bambino e bambina del mondo " l’ immensa vita che ci risplende intorno…il cielo e le chiare stelle, fratello sole e sorella luna…la madre terra con frutti, prati e fiori, il fuoco, il vento, l’aria e l’acqua pura, fonte di vita per tutte le creature…".

E non è mancato un confortante contributo economico da destinare all’impresa di Frei Giorgio laggiù.

Siamo quindi stati bravi tutti, e lo saremo ancora, soprattutto se gli amici ed estimatori che ci seguono e ci leggono continueranno ad accompagnarci in tale itinerario. A presto, dunque.

(1) Dal volantino-invito redatto per l’occasione dalle Associazioni citate.

Sostengono il progetto

"Meninos di Frei Giorgio"

le associazioni:

  • Amici della Colonia Venezia : www.amicicoloniavenezia.org e-mail: [email protected]
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