CULTURA E POLITICA

di Rolando Basso

 

Da sempre chi si dedica all’arte o alle attività culturali oppure, come nel nostro caso, all’attività corale inevitabilmente deve fare i conti con le risorse a disposizione; il solo talento dell’artista è di norma insufficiente per permettergli lo svolgimento della sua attività senza l’apporto di opportuni mezzi economici.

Nel passato a queste esigenze provvedeva il “mecenate”, che poteva essere sia chi deteneva il potere di governo sia il ricco mercante o banchiere.

Tuttavia difficilmente l’”artista” poteva ritenersi totalmente libero di esercitare la propria arte essendo pesantemente condizionato dal timore di vedere inaridire la sua fonte economica per le “bizze” del suo protettore.

Con l’avvento della democrazia e, soprattutto, con la sua articolazione nel territorio, il rapporto, teoricamente, si è invertito. Infatti i governanti, o più precisamente gli amministratori pubblici, vengono eletti dal popolo e ad esso questi debbono rispondere del mandato ricevuto con il voto.

Dico teoricamente perché, salvo casi del tutto eccezionali, l’accesso a contributi per l’attività culturale si è spesso risolto con criteri di appartenenza, vera o anche solo attribuita, ad una area di riferimento politico o alla presunta amicizia o vicinanza al personaggio politico di turno. Cito solo per esempio l’avvenuta erogazione di cospicui contributi a film che sono stati “premiati” al botteghino con cifre talmente irrisorie da ritenere che praticamente nessuno abbia voluto pagare il biglietto per assistere al “capolavoro”.

Con l’avvento delle regioni queste hanno legiferato in materia di attività culturali svolte nel loro territorio stanziando nel tempo risorse economiche non indifferenti sia per contribuire alla cosiddetta attività ordinaria che per finanziare specifici “progetti” valutati di volta in volta in relazione alla valenza regionale degli stessi. In particolare per il mondo corale la Regione del Veneto, avvalendosi anche dell’attività di una Commissione consultiva nel cui seno sedevano rappresentanti delle Associazioni dei Cori, valutava le richieste avanzate e, per quelle ritenute finanziabili, elargiva contributi che arrivavano a coprire il cinquanta per cento del loro costo.

Da qualche anno, sulla spinta di un mal interpretato “federalismo”, grande parte delle competenze sono state delegate alle Provincie e queste ultime, pur in presenza di competenze delegate e non esclusive, si sono comportate come fossero depositarie della materia. Conseguentemente abbiamo ottenuto comportamenti fortemente disparati delle varie amministrazioni provinciali. Cito a questo proposito la Provincia di Venezia che prevedeva fino allo scorso anno il finanziamento dei progetti culturali per non più del venticinque per cento del costo.

Anche il più sprovveduto si può rendere conto che con queste forme di finanziamento di fatto l’Istituzione non contribuisce alla crescita delle attività culturali; è di assoluta evidenza che l’aliquota copre a malapena l’iva pagata tanto che, sotto-sotto, si può ipotizzare “… alla Di Pietro” un incentivo al “nero”. Per fortuna la nuova amministrazione pare abbia voluto superare l’anomalia sopra denunciata e i nuovi bandi di finanziamento, pur con una sempre notevole dose di condizioni da rispettare, “complicazioni burocratiche”, almeno dal punto di vista della quota finanziabile, ora fino al quaranta per cento, si è avvicinata a quanto si poteva ottenere quando la materia era di esclusiva gestione regionale.

Mi sono sempre chiesto come mai una realtà che nella regione conta circa seicento formazioni corali, siano associate all’ASAC, all’AGC operante nella provincia veronese, al Comitato Cori e Bande o ancora non associate con una forza potenziale complessiva di oltre sessantamila elettori, valutando una media di venticinque soci per formazione con un corollario di non meno di quattro possibili elettori per ciascun socio, non sia in grado di maggiormente incidere nelle scelte legislative in materia di attività culturali della nostra regione e/o nelle scelte degli amministratori locali.

Diamo per assodato che le associazioni culturali quale è il Coro Marmolada siano e debbano rimanere apartitiche.

Ciò non vuol dire che esse debbano rimanere passive riguardo alle scelte che le varie amministrazioni, a qualunque colore politico esse appartengano, fanno per soddisfare le esigenze ed i bisogni che intendono tutelare, nel nostro caso l’attività corale, e che non debbano, sia direttamente che per il tramite delle associazioni di cui fanno parte, indicare ai futuri amministratori quali siano le linee guida cui potranno sperabilmente fare riferimento nell’esercizio del loro mandato.

Siamo alla vigilia di una tornata elettorale per il rinnovo della Giunta e del Consiglio Regionale nonché di alcune amministrazioni locali, tra le quali molto rilevante quella veneziana.

Questo è il momento giusto per sollecitare tutte le forze politiche ed i candidati Presidenti e Sindaci che stanno preparando i loro programmi ad inserire tra le loro priorità alcuni punti qualificanti in materia di politica culturale ed in particolare a favore della coralità.

A mio avviso i cori e le loro associazioni dovrebbero fare azione di lobbying per chiedere ai candidati e alle forze che li sostengono un impegno concreto affinché le storture dell’attuale legislazione siano corrette e in questo senso fornisco il mio contributo al dibattito.

Innanzitutto, tenuto conto del fatto che al momento i fondi stanziati appartengono alla Regione, essa dovrebbe stabilire che qualora una Provincia non sia stata in grado di finanziare progetti di attività culturali i fondi residui siano attribuiti a quelle Provincie che hanno in giacenza progetti non finanziati per superamento del budget assegnato.

Poi la Regione dovrebbe provvedere a definire i criteri per il finanziamento dei vari progetti al fine di evitare che progetti di carattere Regionale debbano essere presentati alle singole Provincie.

Conseguentemente dovranno essere ridefiniti i limiti di delega alle Provincie affinché queste usino criteri omogenei sia nella valutazione che nel finanziamento dell’attività culturale di loro competenza, con potere di revoca della delega nei confronti delle amministrazioni inadempienti.

Poi, in analogia a quanto avviene in ambito regionale, siano attivate anche in ambito provinciale delle Commissioni consultive con rappresentanti delle associazioni corali onde coadiuvare le amministrazioni nella valutazione e attribuzione dei finanziamenti ai progetti presentati.

Infine dovrebbe essere stanziato un fondo per attribuire un finanziamento annuale a tutti i cori, calcolato tenendo conto dell’attività svolta dai cori stessi l’anno precedente e della valutazione a loro attribuita da una competente Commissione Artistica da costituirsi presso la Regione del Veneto con il contributo delle associazioni dei cori.

Ciò consentirebbe di superare la prassi obsoleta di far pervenire i finanziamenti attraverso i corsi di orientamento musicale che, secondo me, dovrebbero evolversi in vere scuole di canto corale gestite dalle Associazioni corali, quali l’ASAC, o anche da cori, singolarmente o in associazione tra loro.

Non meno di così, se si voglia prendere a cuore davvero un settore ‘certamente minore’, ma non trascurabile, della vita culturale delle città e delle loro comunità.

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