Riceviamo
da Enzo Fantini e pubblichiamo alcune sue osservazioni sull’articolo “Le
cenerentole della musica” di Enrico Pagnin pubblicato sul precedente
numero di “Marmoléda”
Nell’ultimo Marmoléda e più precisamente nell’articolo “Le Cenerentole della Musica”, Enrico Pagnin dice che “sarebbe interessante analizzare le cause del declino...”, “...la lenta scomparsa di mondi...”, “...il canto svolgeva una ruolo importante”. E più avanti, avanza delle serie proposte “...conducendoli a percepirne la bellezza musicale e poetica, ma anche l’anima, cioè il legame con la nostra identità…”
Penso
che sia solo superbia scappata involontariamente tra le righe quella “…identità
con la bellezza musicale e poetica…” : certo che ne traspare un’accoratezza
commovente.
A parte questa nota cattivella, maligna, ma da prendere con indulgenza, quello che dice Pagnin è sullo stesso binario in fondo alla chiusa dell’Editoriale contenente la notizia dei primi risultati ottenuti per il progetto di portare il canto corale tra gli studenti delle scuole.
Questa notizia avreste dovuto scriverla a caratteri cubitali su tutta la pagina, come indice di politica, partita dal basso, di educazione musicale che finalmente si intravede realizzare, cosa che (gl)i (ir)responsabili dei ministeri hanno sempre dimenticato , e non esito a ribadire “hanno sempre volutamente dimenticato” dato che non se ne é sentito mai parlare.
Senza parlare di tutti i vari predecessori dei Del Noce, e chi per Lui, oberati da altri più fatui problemi che non hanno mai reagito alla insulsa moda di riempire utili silenzi mattutini o giornalieri con musicali porcate che impediscono alla gente di sentirsi, e di pensare. E la disabituano a farlo.
Una volta c’era il “Terzo Programma” - un terzo delle trasmissioni italiane - che dava indirettamente lezioni di buon gusto. Adesso, invece, c’è addirittura un canale satellitare italiano occupato dal “Diventinglese”, a tempo pieno. Con i costi che ne derivano, giustificati dal fatto che i bambini hanno tutta la giornata di tempo per vederlo e imparare. Di solito la conoscenza del mondo esterno parte prima da noi e dal nostro ambiente per andare poi a conoscere quello degli altri, via a via sempre più lontani. È come se noi andassimo prima a vedere com’è l’arredamento della casa del vicino prima di osservare quello della stanza accanto di casa nostra.