Angolo della posta

Riceviamo e pubblichiamo una “mail” di Giancarlo Militello del Coro Monte Cauriol di Genova che interviene in merito all’articolo di Enrico Pagnin “Indossare il saio”, pubblicato su “Marmoléda” di Marzo

Ancora una volta mi è capitato di leggere il Vostro simpatico notiziario e mi permetto di intervenire, mi auguro, a tono! Faccio qui riferimento ad Indossare il saio pubblicato sul n.1 -  anno 6. Anche al Coro Monte Cauriol piace indossare quel saio così efficacemente descritto da Enrico Pagnin. Siamo pienamente d’accordo che l’interpretazione e la trasmissione delle emozioni allo spettatore siano i due preminenti obiettivi che ogni coro del nostro genere si debba prefissare; certamente non va dimenticato l’aspetto tecnico, ma è fondamentale far capire al pubblico che cosa si canta e quanto si è partecipi e convinti dell’importanza di quello che si canta. E tutto questo può capitare solo interpretando un certo genere di repertorio. A tal riguardo, risulta per noi un esempio inimitabile ed un riferimento assoluto il Coro della SAT di Silvio Pedrotti: “quella” SAT la riteniamo il punto più alto raggiungibile nel nostro settore in fatto di tecnica, espressività e scelte musicali.

Quante volte ci siamo trovati anche noi a contatto con cori tecnicamente preparatissimi ma dotati di repertori a dir poco insulsi (che molto generosamente Pagnin ha definito “di grande difficoltà”: diciamo la verità, ascoltiamo canti che oltre a non aver niente a che fare col nostro genere ed essere spessissimo d’autore, rappresentano delle vere e proprie esercitazioni, o se preferite, esaltazioni musicali per chi le ha scritte e delle autentiche torture per chi le ascolta! Insomma, delle vere e proprie “seghe mentali, o se preferite, canore”!). E come nel caso descritto da Pagnin, l’esito del successo si è rivolto invariabilmente a nostro favore (vedi gradimento del pubblico in sala e vendita di CD nel dopo concerto).

Pensando a quel repertorio, da goloso quale sono mi viene in mente il paragone tra un bel gelato artigianale e quelle “cose” gonfiate e piene di nulla che escono dalle macchinette dei Mc Donalds! Ma tutto questo, per la verità non ci rallegra affatto.

Il grande pubblico, abituato ormai ad ascoltare per lo più interpretazioni su quel genere (vedi anche esibizioni televisive di taluni cori), è portato sempre più a rifiutare genericamente il nostro repertorio, che identifica ormai con un certo genere musicale, di cui avverte prima o poi istintivamente mancanza di genuinità. Ed allora il giudizio inappellabile parte: “Se è questo il canto popolare o di montagna, grazie non mi interessa!”. A quel punto, chi glielo dice che invece il genere è ben altro? Chi sarà capace di trascinarlo di nuovo in un teatro per fargli ascoltare le “vere” cante?

E così il nostro genere viene sempre più emarginato dai media. Purtroppo rischia di aver ragione chi, dopo aver infarcito l’ambiente con le sue composizioni, un bel giorno è venuto a dire che nel 2000 il canto di montagna sarebbe finito… poi dopo qualche anno ha aggiunto che l’aveva dichiarato solo per suscitare reazioni nell’ambiente!

Ma i buoi hanno intanto ormai abbandonato la stalla…

Cari saluti a tutti, Giancarlo Militello.

 

Nota. “Seghe mentali = masturbazioni”. A Genova è uscito qualche tempo fa un libro di un professore di psicologia dal significativo titolo Come non farsi le seghe mentali e vivere felici: solo per il centratissimo titolo, ha avuto qui un successo clamoroso!

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