Ricordi di un "Presentatore"

di Sergio Piovesan

 

 

Alcuni anni fa partecipai al 1° convegno (fu anche l’unico) dei “presentatori dei cori”, organizzato dall’ASAC presso la sede del Coro Castel di Conegliano.

I partecipanti, una cinquantina, rappresentavano la categoria di coloro che, fra un canto e l’altro, cercano di coinvolgere il pubblico esponendo i contenuti ed i valori musicali e poetici del canto a seguire. Vi partecipavano anche maestri di coro e maestri/presentatori, una categoria strana, che, quasi “soloni”, esposero i loro “insegnamenti” su quale avrebbe dovuto essere il comportamento del “presentatore di coro”.

Ovviamente, ognuno espresse i propri convincimenti in merito, la maggior parte dei quali non molto d’accordo con quanto detto da chi si trovava al tavolo della presidenza del convegno.

Infatti, non può esistere un solo modo di presentare, ma tutto dipende dalla personalità di chi ha questo compito, dalla sua cultura e preparazione, dalla sua capacità di capire, fin dall’inizio, il pubblico che ha di fronte.

Anch’io, ovviamente, volli far presente come procedevo e come intendevo operare anche per il futuro. In poche parole esposi quello che ritenevo opportuno non fare e cioè:

1) non proporre mai il panegirico del proprio complesso;

2) non essere prolissi e troppo lunghi nel presentare un canto (in media un minuto per brano);

3) il presentatore non dovrebbe essere il maestro del coro perché, eccetto casi rari e molto particolari, lo stesso si distrae e si distraggono, soprattutto, i coristi;

4) il presentatore non dovrebbe essere uno esterno al coro, ma un corista, perché il canto che viene presentato deve anche essere “vissuto”.

A queste mie prese di posizione ebbi qualche parere negativo; in particolare il maestro Agazzani(1), relativamente alla lunghezza delle presentazioni affermò che, se necessario, si possono spendere anche dieci minuti di presentazione/spiegazione per un’esecuzione di soli quattro minuti.

Secondo me, in questo caso, più che di un concerto di musica corale si tratta di uno “show” del presentatore! La stessa situazione si può verificare quando il presentatore, magari per una serata importante per il coro, è qualche personaggio famoso, vuoi professionista dello spettacolo, vuoi del mondo corale, il che è ancora più deleterio. In questi casi può accadere che l’attenzione del pubblico sia indirizzata maggiormente al presentatore che al complesso corale ed alle sue esecuzioni.

Per quanto riguarda la mia obiezione di cui al punto 4) ebbi, com’era logico, la contestazione da parte di coloro che si trovavano in questa situazione: non coristi, ma solo presentatori. Devo confessare che mi sono trovato anch’io in questa situazione perché richiesto e, nonostante abbia cercato di dare il meglio della mia “professionalità”, continuo a resistere sulle mie posizioni. Alcuni anni fa presentai una rassegna organizzata dall’ASAC a San Donà di Piave; due cori mi fecero pervenire dei brevi appunti di presentazione, mentre un coro si limitò ai soli titoli, obbligandomi così a ricerche su libri (allora non c’era internet) d’etnomusicologia. Un brano, non ricordo il titolo, era un canto di questua natalizia che, come riportato in un libro di Leydi, era originario dell’Italia settentrionale, in particolare del Veneto; ma, notizia strana (non molto) si ritrovava anche in una piccola zona degli Stati Uniti. Poiché la cosa mi sembrava interessante esposi, nel presentare il canto, anche questa notizia significando come ciò era stato possibile per le migrazioni avvenute dal Veneto verso altri continenti. Percepii delle occhiatacce da parte del direttore del coro e, alla fine del concerto, fui redarguito perché quel canto era stato ritrovato da alcuni membri del coro nelle campagne del Veneto orientale e non aveva nulla a che vedere con gli Stati Uniti. A parte il fatto che loro non mi avevano fornito alcuna indicazione, ribattei che, quanto da me affermato nella presentazione, era ricavato da un testo di Roberto Leydi. La sua risposta fu (in veneto): “E chi elo ‘sto Leydi”. Chiusi la discussione e passai a parlare con altri.

Un’altra occasione l’ho avuta qualche giorno fa ed il coro che mi ha chiesto di presentarlo mi ha fatto pervenire, solo il giorno prima, un malloppo di parecchie pagine. Coerente con la mia teoria secondo la quale la media di presentazione deve essere di un minuto per brano, ho sistemato con consistenti tagli procurandomi, però, l’inconveniente che, non conoscendo alcuni brani (vedi l’altra mia teoria relativa al “canto vissuto”), posso aver eliminato notizie importanti preferendo altre meno incisive. L’essenziale era, visto il programma “abbondante” della serata, dare spazio alla musica ed al canto riducendo il parlato: il protagonista non dovevo essere io come presentatore, ma il coro.

Una volta, sempre anni fa, mi trovai a dare spazio ad una presentatrice televisiva di professione, una bella ragazza allora (ora una bella donna), preparando, per ogni canto, il testo delle presentazioni. Carta straccia! O peggio, di quanto da me preparato, prese solo le cose meno importanti anche evidenziandole. In effetti non conosceva nulla di canto corale. Insomma, una delusione!

Note:

1 – Direttore della Camerata Corale “La grangia” di Torino

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