La parola ai protagonisti

 

E’ sempre difficile "muovere il primo tratto di penna" quando si tratta di scrivere su un argomento apparentemente anomalo.

Ma è davvero anomala un’ intervista alle "donne del Coro" in questa rubrica? Forse sì, se si pensa esclusivamente al fatto di cantare in prova o nel concerto; no invece se si considerano tutti coloro che agiscono a favore del canto corale ad ispirazione popolare, gli uomini e le donne che lo propongono e lo sostengono in mille modi fino ad esserne attori riconoscibili e da riconoscere. State a sentire…

Intervista alle donne del Coro Marmolada di Venezia.

"…gli uomini del Coro sono nei nostri confronti sempre corretti e contribuiscono non poco a creare un clima di familiarità e di indiscutibile benessere. Chissà se vengono scelti attraverso un esame di bon ton!…Questo clima serve, perché senza l’ entusiasmo e la complicità di tutte noi sarebbe meno facile anche l’ impegno del Coro nel far conoscere le canzoni e le testimonianze legate alla storia del paese, alla vita quotidiana della gente più semplice che altrimenti non finirebbe nei libri della ‘storia maggiore’…Perché mai dovrebbero restare nella memoria e nella storia i Beatles, per fare un esempio, e non i musicisti e i poeti che sanno dare voce alla vita e alle esperienze della gente comune, dei più insomma? E chi, se non questi cori, il nostro Coro, può garantire il trasferimento di tale conoscenza e condivisione ai figli dei nostri figli, in un mondo in cui il consumare distrattamente e distrattamente buttare via sembra essere la nuova religione?…

" Sicuramente è nella famiglia che dovrebbe essere apprezzata la musica nel suo insieme, così da poterne accostare le diverse espressioni (i grandi concerti della musica pop, o le sale più ovattate delle esibizioni corali, o le atmosfere rarefatte ed intense della concertistica classica…), senza per questo escludere alcuna di esse…C’ è un problema di cultura, di strumenti con cui capire e giudicare prima di escludere…e il Coro, da questo punto di vista, mi ha aiutato ad esprimere valutazioni e a fare confronti. (Annamaria) " Una ragione dell’ assenza dei giovani dall’ esperienza del canto corale sta nel cambiamento del modo di andare in montagna: si andava in pullman, si condivideva l’ intera giornata e si cantava insieme; oggi siamo tutti chiusi nelle automobili, anche quando sostiamo in un Rifugio non sentiamo cantare…un vuoto lasciato forse dallo stordimento della realtà esterna, tutta stress, velocità, rumore urbano assordante "(e pure nelle borgate montane ormai, ricorso frequente al "cannoneggiamento" di ritmi sempre più "duri" e illusoriamente "tribali", ossessivi nella loro tonante e spersonalizzata ripetitività, rispetto ai quali l’ heavy metal è un ricordo tutto sommato avvicinabile –ndr). ( Lauretta) " In ogni caso sperimentare con il giusto equilibrio è sintomo di professionalità e di sensibilità culturale ed artistica, ed io ritengo quella del Coro Marmolada un’ espressione corale caratterizzata da finezza e grazia, nei testi proposti e nelle modalità espressive, centrate sull’ armonia " (Sottolineatura condivisa da tutte con energia –ndr). ( Annamaria) Non c’è solo la presenza attorno a chi canta di un forte sentimento di collaborazione e di complicità; viene insieme denunciato il condizionamento imposto a chi lavora sul canto e sulle tradizioni popolari dal consumismo massiccio di musica commerciale e dalla mancanza, anche in famiglia spesso, di un’ educazione aperta in tema di arti musicali. Ancora su complicità e condivisione: " I primi amori di Lucio sono stati il canto e la montagna…il fatto che poi vi si sia dedicato così tanto l’ ho sempre capito, anche se mi è costato tantissimo: lo stimolavo io stessa ad andare…quando fu il tempo delle incisioni di dischi o delle corse, una sera sì e una no, ad Arzignano…In ogni caso sono contenta…che stia pure fuori per queste sue passioni…tanto la notte spesso lo è già, perché è l’ ultimo a lasciare la sede del Coro " (segue entusiasmo collettivo trascinato da Anna Maria al grido di "sì, sì, anche tre, quattro sere!…-ndr-). (Pucci)

" In ogni caso anche Alberto, quando l’ ho conosciuto, si è premurato di dirmi ‘Prima el coro e dopo ti!’…e così abbiamo proseguito. Io ero già appassionata di canto corale, avevo tutte le canzoni in testa; mi ha conosciuto cantando una canzone (la tenera e romantica "E mi penso a ti"-ndr) , e siamo andati avanti una vita cantando insieme, tutte le volte che si poteva…ma ancor oggi, ad ogni esibizione, non c’ è verso, me ne sto con le dita incrociate, per un acuto, un assolo…e sono passati trent’anni! " (Vilma) " Anche per me è una bella esperienza, ogni fatto che riguarda il Coro è un appuntamento per tutta la famiglia, anche se, avendo una bambina e dovendo lavorare, è stato difficile conciliare il tutto". ( Fiorella) " Ciò che ho recepito io sono state le emozioni, per la musica, per il Coro, per le voci. " (Luisa) "Mi piace un marito impegnato e contento, ma l’ impegno è notevole, perché, oltre il tempo del cantare e delle prove, anche quando è a casa sta sempre a scrivere e ad organizzare qualcosa…però condivido la sua passione, perché è una passione forte, e così accetto di ‘subirla’ anch’ io ". ( Laura) " Mio marito ha ripreso il Coro dopo tanti anni, tutti siamo stati coinvolti fortemente in quella sera del rientro, figli compresi, e l’ emozione è sempre la stessa, in ogni occasione ". (Giuliana).

E sull’educazione musicale: " Il Coro ha fatto mille tentativi per avvicinare i giovani al canto corale, ma a Venezia i giovani ‘scantòna’ … i veneziani sono pigri, e i giovani soprattutto non hanno la forza per tenere certi impegni: forse è la passione che manca, forse gli stimoli…il Coro è andato anche nelle scuole, ma con scarsi risultati, anzi scarsissimi ". (Vilma ) " Io credo che una collaborazione con la scuola può vivere solo nel collegamento con i docenti di quella scuola, e soprattutto partendo dalle scuole elementari, a meno che non esista nella famiglia un clima che faciliti l’apprezzamento di determinate armonie e di comuni esperienze sociali e formative ". ( Mila ) " Nella mia scuola elementare esistono dall’ anno scorso attività e percorsi di apprendimento musicale proposti dalle maestre, anche di canto corale".(Fiorella) " E’ importante avvicinare i giovani con un repertorio che non si limiti ai canti di montagna (e questo il Coro Marmolada ha fatto con tempestività e buon gusto artistico), ma si apra ad altri filoni e stili, come il ‘blues’ o il ‘gospel’ , così che sentano di poter avvicinare il nostro stile senza dover rinunciare al loro modo di ascoltare o fare musica. Il resto può venire dopo… ". (Luisa) Accordo di tutte infine su qualità e varietà dei repertori, a partire da una qualche nostalgia per parte del repertorio storico del Marmolada e dall’ entusiasmo per l’esperimento del cinquantenario ( l’accompagnamento del flauto di Monica Finco al Coro), difeso accanitamente negli interventi anche contro malumori registrati tra chi è legato rigidamente al canto di montagna. Con tutto ciò, non mancano gli accenti ironici, anche blandamente risentiti quando complicità ed amore per il Coro "degli uomini" comporta per le "nostre" donne la rinuncia a goderne le esperienze, i percorsi, gli incontri con genti e città nuove, e poi le proposte di vita associativa, gli aneddoti divertenti: " Ma quando sento delle belle cose che vi accingete a fare…e lo vedo prendere la borsa per partire, io ci resto male, nonostante i cinquant’anni di ‘abitudine’…

" Vorrei decidere anch’ io se poter accompagnare il Coro…

" Il Coro Marmolada fa parte ormai della famiglia, perché siamo coinvolte in tantissime cose, è anche utile così qualche sera possiamo vedere i programmi tv che ci piacciono tranquillamente!!…

"Concordo, serve a lui qualche sera a disposizione…ma è importante anche per me quando ci incontriamo, e raramente rinuncio …

" Il Coro sta dando tanto anche agli uomini, per conto mio…

"La mia esperienza di coro è stata molto condizionata dall’ incidente accaduto a nostro figlio. Mio marito è dovuto rimanere assente un bel po’ e, quando ha ripreso, sono riapparsi squarci di serenità, per lui e per noi tutti, per la vicinanza di amici che lo rincuoravano…

"Finito il concerto c’ è chi mi dice ‘Ah, Signora, so marìo, che bèa vose!…’ , e ‘mi me impongo come se gavesse cantà mi’. E siccome io non ho una bella voce…mi ritrovo comunque a… godere di qualche ‘minuto di gloria’, tutto sommato meritato, perché le mogli, noi tutte, siamo importanti per loro… "Sarebbe senz’altro utile e piacevole, magari in una sede più confortevole, allestire momenti di socializzazione tra tutte e tutti noi, anche per conoscersi e rafforzare il senso di appartenenza ad un gruppo… "Siamo talmente d’accordo che stiamo già mettendo da parte molte cose per la nuova sede, un’ impalcatura, una libreria, un passaverdura…un frigorifero con tanto di congelatore!…tutto è pronto insomma per allargare intorno al canto una vita sociale positiva, fatta anche di feste per i compleanni e di quegli appuntamenti che in un gruppo qualsiasi, ma di più in chi come noi tramanda e coltiva gelosamente un gusto pieno e umano del vivere insieme e dell’ essere comunità, sono l’ aroma e il condimento di una frequentazione che sempre più diventa amicizia…e poi, chissà se potrà esistere anche per le donne un tempo dedicato al canto corale??? "Io mi sento protagonista sempre… quando gli preparo la divisa, gli ricordo le cose che non deve dimenticare…ma anche, in modo più importante, alla conclusione delle esibizioni, quando i cantori mi chiedono com’ è andata. E, insisto, è un bel Coro, e mi dà tante soddisfazioni… "Anch’ io, certo: come tutte noi, una protagonista dietro le quinte… "Quando sento cantare l’ Ave Maria, mi piace pensare che in qualche modo quello splendido omaggio sia dedicato anche a me, come mi è capitato nella magnifica serata del Cinquantenario, in S. Marco… "Un episodio particolarmente simpatico riguarda un fatto che si svolse proprio qui, ai giardini Papadopoli, quando, insieme a Fanny, moglie di un corista di allora, portammo i nostri bambini a giocare mentre noi intanto cucivamo le palline bianche della prima divisa del Coro, ben sessanta, o settanta, due per ogni corista! Oggi ne rido, ma con una punta di commozione…

"Io ricordo come fosse oggi le gite in barca con il Coro: una in particolare, con Italo di Dobbiaco, allorché decidemmo di fare il bagno in Laguna ed io, al momento di risalire sulla barca, pensai bene di salire sulla sua schiena. Italo finì per piantarsi nella sabbia come una robusta brìcola…ed io guadagnai il desiderato legno tra l’ ilarità generale!…

"I miei momenti ‘magici’ sono quelli dei rientri in pullman, perché, quasi si ritornasse alle gite scolastiche di un tempo, ci si ammassa sugli ultimi posti e…tutto diventa un irresistibile teatro, un salotto scoppiettante, la liberazione da ogni tensione precedente il concerto, il piacere di un divertimento totale e, perché no, felicemente infantile. Senza che manchino i momenti più misurati del ricordo, del richiamo di eventi che videro protagonisti con noi amici e cantori che non ci sono più, di pezzetti della nostra storia cui noi siamo giustamente legati, e l’ invincibile sensazione che quegli amici non se ne siano andati del tutto

( e che noi siamo oggi quel che siamo stati ieri con loro, che in fondo un’ umanità vissuta nell’ ostinazione di un forte abbraccio corale dilata e alla fine vince il limite inesorabile del tempo, quello fisico almeno?…-ndr).

Conclusione migliore non avrei saputo immaginare. Ad Anna, Anna Maria, Bianca, Fiorella, Giuliana, Laura, Lauretta, Luisa, Mila, Pucci, Teresa, Vilma, ma anche a chi non ha potuto essere presente, o non ho qui citata, se presente, per colpa dei ‘famigerati bigliettini’, un affettuoso grazie a nome di tutti gli "uomini del Coro", e grazie, assieme a loro, agli amici che hanno contribuito, oltreché all’organizzazione dell’ intervista, al succulento e simpatico rinfresco!

E, per finire davvero….abbiamo anche noi un sondaggio!! Ecco le ‘cante’ preferite dalle intervistate: al primo posto E mi me ne so ‘ndao, E canterà, Rifugio bianco, Sa brunedda; subito dopo Marmoléda; quindi Ave Maria, Intorno la to cuna, Signore delle cime, Maria lassù; ed a seguire Belle rose du printemps, Piccola canta di natale, La preghiera degli zingari, La brasolàda, Cant de not in montagna, La Grigna, E mi penso a ti, Il Golico, Fiore di Manuela.

Paolo Pietrobon

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