QUANDO LA TRADIZIONE SI RINNOVA

di Carlo Berlese

 

Nel precedente numero di “Marmoléda”, traendo spunto da questo articolo del M.o Carlo Berlese apparso sulla rivista “Choraliter”, avevo scritto l’articolo dal titolo “Vie nuove da percorrere nel canto di ispirazione popolare?”.

Ora, avendo ottenuto l’autorizzazione, da parte della direzione della rivista, provvediamo a pubblicare integralmente detto articolo sicuri di fare cosa gradita ai nostri lettori.

Sergio Piovesan

«I cori popolari cantano sempre le stesse cose da vent'anni e più!».

«I cori polifonici hanno saputo rinnovare il repertorio, lo facciano anche i cori popolari! Si facciano una ricerca nella loro zona e armonizzino o rielaborino i temi trovati, avranno un loro repertorio nuovo e inedito».

Queste alcune delle battute di partenza di una delle tante discussioni sui problemi della coralità avute col Direttore, inevitabilmente finita con un «adesso scrivimi quello che ci siamo detti e prepara un articolo per Choraliter»

Credo che non sia facile trovare nuovi temi popolari (anche se i ricercatori più accaniti mi diranno che basta guardarsi attorno con attenzione) e che comunque il vero problema sia di trovare nuovi modi di proporre questo importante materiale più che di trovarne dell'altro.

La formula del concerto con il responsabile del coro al microfo­no che racconta di questo canto - «raccolto nella tal zona ed elaborato da...». «che parla di…» - credo faccia sempre più fatica a coinvolgere il pubblico di oggi, specialmente se poi è seguita dall’esecuzione non particolarmente accattivante di un coro la cui età media è piuttosto elevata.

Allora la domanda è: cosa significa rinnovare il repertorio dei co­ri popolari, ovvero rompere la routine che da decenni ricalca le formule proposte dai cori che hanno fatto scuola?

Bella domanda! Se avessi una risposta certa, metterei in campo dei progetti per realizzarla e sarei sicuro di avere un grande seguito, ma purtroppo non è così facile.

Voglio però segnalare due strade che mi sono sembrate "nuove" e hanno suscitato in me tanta curiosità. Una è quella di ripropor­re i canti popolari contestualizzandoli, ricreando cioè in forma teatrale l'ambiente, il contesto dove venivano cantati, arricchito dall'uso di strumenti popolari di varie tipologie. Una sorta di tea­tro musicale dove il canto popolare, anche se proposto in forma originale con minimi interventi di arrangiamento, può dare l’emozione del coinvolgimento nella semplicità.

Questi primi esperimenti possono anche arrivare ad alcuni momenti di coinvolgimento del pubblico che sicuramente potrebbe cantare e par­tecipare allo spettacolo.

L'altra pista che vorrei segnalare è quella dell'elaborazione dotta molto spinta: il canto popolare diventa materiale costruttivo di una composizione contemporanea.

A Vittorio Veneto, in occasione del concerto dei vincitori del 430 Concorso Nazionale Corale, ho risentito i canti alpini di Mauro Zuccante per coro e quartetto d'archi e vi assicuro che l'emozio­ne è stata grande. Come definirli? Erano i celeberrimi canti di guerra (Ta pum, Sul Ponte di Bassano, Era una notte che piove­va, Sui monti Scarpazi...), talmente celebri che i cori non li propongono quasi più, divenuti però, in quella veste, qualcosa di nuovo. Il motivo popolare si intrecciava con una trama polifoni­ca veramente inedita sia per il tipo di repertorio che per il coro cosiddetto "popolare". L'uso del quartetto d'archi e coro con un linguaggio che filtra esperienze post moderne e sensibilità tipi che della coralità amatoriale connota un lavoro veramente inte­ressante e accattivante. Bravo Mauro! Hai realizzato qualcosa di veramente innovativo.

Nella pregevole esecuzione del Coro e strumenti dell'Accademia musicale.di San Giorgio di Verona diretta da Sandro Filippi, ho sentito il canto popolare divenire protagonista di un contesto espressivo molto importante: un teatro, il pubblico delle gran­di occasioni, l'evento di rilievo e... i semplici canti popolari. Magico!

Nessuna pretesa, come dicevo prima, di dettare soluzioni, ma solo di segnalare dei fermenti interessanti per alimentare un dibattito vitale per la coralità. Sono convinto che la sfida per i cori cosiddetti "popolari" non sia facile in quanto prevede di proporre un "concerto" con melodie che non sono nate per questa funzio­ne. Serve quindi reinventare la modalità. comunicativa e riuscire a ideare una proposta in grado di emozionare il variegato pubblico di oggi, non semplice, però la sfida è interessante...

 

N.d.A: sul blog di Mauro Zuccante www.maurozuccante.com.dblog si possono avere maggiori informazioni sui brani e ascoltare degli esempi.

 

C. BERLESE. Sorpresa! Da un coro polifonico una nuova  proposta per il canto popolare.

«Choraliter 49, 2007».

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