Sessantesimo!

di Sergio Piovesan

 

La Storia, come molti sostengono, viene scritta non solo da statisti e/o condottieri, ma anche, e soprattutto, dalle persone “comuni”, dalla gente ed anche da tutte quelle istituzioni che queste persone formano. Considerando che gli ultimi anni fanno parte della cronaca, e quindi non ancora storia, gli anni passati sono invece ormai consegnati alla storia! E sessant’anni … fanno storia! Sarà solo storia cittadina ed anche musicale, culturale e dell’aggregazione, ma è pur sempre storia, quella del Coro Marmolada di Venezia che ricorda, in questo anno 2009, i sessant’anni della fondazione del coro stesso.

Dieci anni fa, celebrando il cinquantesimo -ritenuta, forse, un’occasione più importante per via della cifra tonda- non era stato dato alcun risalto al fatto storico; evidentemente, come capita anche per la persona umana, a cinquant’anni ci si sente ancora giovani, mentre a sessanta si comincia a fare qualche pensierino, si guarda indietro e si fanno “bilanci”.

Guardare indietro non vuol dire fermarsi e fossilizzarsi, magari con languida nostalgia, su quanto fatto, senz’altro di qualità ed avvincente, ma significa, invece, fare tesoro della “storia” del coro per un futuro, anche diverso, teso però al miglioramento.

Di questa via, lunga sessant’anni, alcuni hanno percorso, per i motivi più disparati, solo un piccolo tratto e, pur sempre, anche questi hanno lasciato un segno; c’è chi è andato più avanti e, ovviamente, il segno di questi può apparire più “importante” e c’è anche chi, in questi sessant’anni, ha lasciato un segno profondo ed indelebile. Il pensiero, a questo punto, va subito a chi ha fatto un percorso lungo ben cinquantott’anni! Una vita dedicata al coro, a Lucio Finco il nostro maestro che, entrato come corista, dopo solo due anni prendeva in mano le redini del complesso e, con pazienza e tante perseveranza e passione, ha portato avanti il “Marmolada” fino ad oggi raggiungendo traguardi importanti.

Dire grazie a Lucio può sembrare un fatto scontato, ma non è così: è il segno di un riconoscimento che tutti i coristi, compresi quelli che non fanno più parte dell’organico, sentono doveroso.

Qui non si vuole raccontare la storia del coro perché questo è stato fatto, almeno per i primi quaranta anni (però, sono già passati venti anni da allora!) in un libro. Qui si vuole parlare del futuro, un futuro nel quale non ci sarò più io, uno dei tanti, (con un percorso di quarantaquattro anni), ma neppure Bepi, Romano, Toni, Ennio, Mirco e tanti altri e … anche Lucio. E sì, anche Lucio, come tanti di noi, che quest’anno ci siamo, “obtorto collo”, dovremo, prima o poi, abbandonare, ma sono e siamo sicuri che il “Marmolada” continuerà.

È anche vero che è difficile trovare i “sostituti”, non perché chi lascia abbia doti particolari, ma per molte altre ragioni che in altri luoghi, anche di questo giornale, sono stati esaminate: forse il tipo di repertorio o, forse,  -e di questo sono sicuro- il sacrificio.

Una cosa mi rassicura: la lungimiranza di Lucio che, ormai trent’anni fa, scelse il “vice” nella persona di Claudio Favret che, prima con il solo insegnamento delle parti e poi, in questi ultimi anni, anche con la direzione in pubblico si è formato per prendere le redini continuando, quando Lucio dovrà, sempre con l’”obtorto collo” di cui sopra, cedere la bacchetta.

Una cosa mi preoccupa: sarò assente quando verrà celebrato il … centenario del “Marmolada” perché … ho un altro impegno!

home