ADDIO VLADI...

Ricordi, Vladi, quella sera in collina sopra Verona ... quella incredibile casa con tutti quei pianoforti (e anche un organo!) ... e quelle incredibili gemelle, così uguali, così gentili e premurose, mentre ci servivano (noi due e Claudio) affettati e vini (il nostro preferito era l'amarone) ... serata di primavera inoltrata ... sullo sfondo, verso il basso, Verona illuminata ...

E di ritorno in autostrada, noi due, ridendo, a cercar di convincere Claudio, a quel tempo ancora scapolo, a fidanzarsi con una delle gemelle, che poi noi saremmo andati spesso a fargli visita in quella casa ... soprattutto la cantina ...

A quel tempo non te la passavi male: eri ancora il pellicciaio personale di alcuni clienti nel Triveneto e anche oltre.

Chissà cosa saldava la nostra amicizia. Noi due così diversi: tu "terrafermiero" puro. Io isolano puro. Tu iperattivo, sempre in movimento. Io bisognoso di lunghe pause, per coltivare le mie malinconie. Probabilmente era Claudio il fattore che ci univa.

Poi hai cominciato ad avere problemi: un crescendo ed un accavallarsi di problemi di lavoro, salute, familiari.

Rimaneva  la nostra amicizia a tre: tu, Claudio e io. Quando col coro c'era da dormire in albergo, sempre noi tre.

Quando ti vedevamo molto teso, Claudio ed io ti proponevamo di andare a mangiare fuori." Va bene, ci sentiamo. Eh sì, dobbiamo farlo..." .Poi, alla fine, lo si faceva un paio di volte all'anno.

Per fortuna c'era il Coro. Dopo le prove trovavamo sempre un posto a Mestre, talvolta un po' fuori, dove andare a bere qualcosa. Talvolta anche a mangiare. Anche dopo i concerti nella terraferma veneziana, spesso noi tre, qualche volta coinvolgendo qualche altro, si andava in trattoria o pizzeria.

Lì ti rilassavi un po'. Parlavi del tuo lavoro, di tuo figlio, di politica, del coro, della tua salute.. Però sempre pensando al futuro, progettando qualcosa.

Poi  i problemi si sono fatti più gravi. Stavi assente per periodi lunghi. Prima o poi, però, tornavi e la tua frase era " dai, che se tuto va ben..."

Eri andato ad abitare a Treviso. Quando eri ricoverato all'ospedale non era agevole venirti a trovare.

Ultimamente, dopo la grave operazione chirurgica, Claudio ed io siamo venuti a trovarti alcune volte. La prima volta è stato molto benissimo. Parlavi dei tuoi progetti futuri. Parlavi di politica. Ti informavi sul traffico e sulla viabilità di Mestre. Ridevi. Hai persino bevuto un po' di vino.

Successivamente, però, ci è sembrato che la guarigione si fosse arrestata e che ci fosse un peggioramento. L'ultima volta, c'era anche Beppe Pellegrini, abbiamo capito che la situazione era grave.

Stiamo cantando l'Ave Maria, mentre avanzi nella tua bara di legno chiaro.

Non riesco a emettere suoni accettabili: penso che hai avuto troppa sfortuna nella vita e la voce mi muore in gola.

Il prete parla con un tono insopportabile. Sembra un pessimo attore di teatro. Non lo ascolto. Mi passano le immagini di momenti lieti vissuti assieme col nostro coro: Ginevra, l'Argentina (ricordi? Tu, Nerveto, Giuliano, Claudio ed io nell'appartamento  "imperiale" di quel bellissimo hotel nel cuore di Mendoza. Solo noi ... tutti gli altri a trenta chilometri di distanza ...), la casa del Tenente in Carnia (il canto e la conversazione seduti al chiaro di luna, sorseggiando il suo distillato di vino ...)

Siamo alla fine. Adesso è il momento di "Signore delle Cime". Non ce la faccio, Vladi.

Non guardo Claudio negli occhi, guardo solo le sue mani che dirigono e voglio concentrarmi sul canto. Non serve a niente. Non ce la faccio, Vladi.

Addio, Vladi.

Enrico Pagnin

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