di
Gianni Zennaro
Nel
numero precedente di “Marmoléda”, nella rubrica “Vi racconto un canto”,
si trattava di un canto “Tutte le funtanelle”
ripreso, di recente, dal coro.
Non
è l’unico: un altro, “Suna l’ura” (o
“L’Angelus”),(1) è
tornato a far parte del repertorio del “Marmolada” e di questo scriviamo non
tanto per presentarvelo, o “raccontarvelo”, (sarà fatto in altra occasione)
quanto perché, proprio in fase di apprendimento, a qualcuno è venuto in mente
di visitare il luogo dove il canto è nato. Per questo l’amico Gianni Zennaro
ha provveduto ad organizzare un’escursione all’Eremo di Santa Croce,
escursione alla quale –essendo ormai il coro in vacanza e molti fuori Venezia-
non hanno partecipato tutti ma, ugualmente, un buon numero.
Lo
scritto che segue è il racconto di quell’escursione.
Di
recente, il coro, ha ripreso, fra l’altro, il canto intitolato “Suna
l’ura” (chiamato anche “L’Angelus”).
Il
nostro maestro, Claudio, per meglio farci interpretare l’essenza di questo
canto si sforzava di fornirci immagini mentali del luogo descritto dall’autore
e delle sensazioni fornite da quell’ambiente, forse senza mai averlo visitato,
ma solo grazie alla sua sensibilità musicale.
Il
coro ha così deciso di effettuare il 24 luglio 2010, una escursione
all’Eremo di Santa Croce sia a scopo ludico, sia per meglio
interpretare la partitura.
Il
Santuario si trova in Alta Val Badia a
Pedraces
- San Leonardo, in Provincia di Bolzano ed è raggiungibile sia a piedi, sia in
seggiovia.
La
visione di quell’ambiente ha suscitato in molti di noi sensazioni non
facilmente descrivibili per l’austerità del luogo e per il rispetto
dovutogli.
L’Eremo
di Santa Croce, agli occhi di un alpinista,
appoggia sopra un colle ai piedi di una delle più belle pareti delle
Dolomiti.
I
più prestigiosi nomi dell’alpinismo si soni cimentati su quelle pareti, che
incutono rispetto e riverenza al solo sguardo.
In
questa grandezza si erige il santuario, severo ed austero come le pareti di
roccia che lo sovrastano.
Lo
stile gotico rende la chiesetta di montagna della Santa Croce molto
caratteristica e meta di molti pellegrinaggi.
E'
dedicata a Gesù Crocifisso e la statua principale, che lo rappresenta, è
situata sull'altare maggiore e si può ammirare solo nei mesi estivi, mentre, in
autunno, viene trasportata a valle, ove viene deposta nella chiesa parrocchiale
di San Leonardo.
Dalla
valle, lontani rintocchi di campane nella sera del vespro ricordano che:
Suna
l’ura de l’Angelus
Blanc
de stailes vieste i prà
L’è
za ura d’veni prià
Sora
al Sasso da les Diisc
Yegni
da de vie so fuzil
Sul
dur viz a fe’ la crusc
L’è
za l’ura de l’Angelus (2)
Dopo
aver rigorosamente cantato all’in- terno del Santuario “L’Angelus”, ma
anche altre canzoni, ci siamo recati all’interno del rifugio per pranzare e
cantare in armonia ed in amicizia.
La
giornata fredda non ci ha impedito di svolgere anche una passeggiata alla base
delle pareti.
Questa
bella giornata si è conclusa con una cena in Val Zoldana, a casa di Augusto,
incontrando Lucio Finco e trascorrendo la serata con altre “cante”..
Una
giornata da ricordare!
NOTE
1
– Testo e musica di Ugo Pomarici, armonizzazione di massimo de Bernart
2
– Traduzione del testo “ladino”:
Suona
l’ora del l’Angelus
alla
chiesa di Santa Croce.
Il
bianco delle stelle veste i prati
è
già l’ora di venire a pregare
Sopra
il Sasso delle Dieci
i
giovani abbandonano il loro fucile.
Sul
viso stanco fanno il segno della
croce