Che
c’azzecchiamo?
Sergio
Piovesan
Nel
giugno u.s. abbiamo partecipato ad una manifestazione alla quale intervenivano
altri due complessi musicali di genere musicale completamente diverso. Anche il
luogo di esecuzione era diverso da quelli che di solito frequentiamo: il
palasport “Taliercio” di Mestre (3000 posti circa) dove il nostro coro, date
le caratteristiche fisiche ed acustiche dell’edificio, deve essere
amplificato. D’altra parte anche gli altri complessi erano amplificati, anche
troppo! Per motivi dell’organizzazione (a me sconosciuti) non è stata fatta
alcuna pubblicità e, quindi, il pubblico presente ammontava a circa 200
persone. Il coro si è esibito, come "Intermezzo", fra due complessi
"pop"; ci stavamo proprio come i classici "cavoli a
merenda". Anche se "fisicamente" eravamo infastiditi di quanto
ascoltato prima della nostra esibizione e durante le prove, abbiamo egualmente
compiuto il nostro dovere, cioè quello di cantare bene!
Per
quanto riguarda gli altri due complessi, formati da professionisti e che
preferisco non nominare, devo dire che non capisco perché la musica,
soprattutto la base ritmica, debba essere tenuta ad un così alto livello di
decibel! Il rumore era talmente forte (ed è proprio il caso di parlare di
rumore e non di musica) tanto che le parole del cantato non venivano percepite
bene. Un rumore che faceva tremare la cassa toracica dei presenti!
Come
avrete tutti immaginato, non sono un frequentatore di concerti “pop” e
“rock” o di discoteche, ma mi sono reso conto, in questa occasione, come una
persona, dopo ore di questo “rumore”, non abbia neppure bisogno di alcool o
di droga, tanto esce rimbambita, per procurare un incidente automobilistico.
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